I vescovi tedeschi: «Governo stabile per il Paese»
Il presidente Batzing ha sintetizzato i lavori della plenaria di primavera, ripartendo dalle elezioni federali. Centrale la questione dell’integrazione. Tra i temi, abusi, Sinodo e Giubileo
«Venga rapidamente formato un governo stabile in grado di affrontare i problemi». Il presidente della Conferenza episcopale tedesca Georg Batzing ha espresso questo auspicio illustrando ieri, 13 marzo, i lavori dell’assemblea plenaria di primavera, appena conclusa ad Aquisgrana, nel monastero di Steinfeld. Ripartendo dalle elezioni federali del febbraio scorso, il presule ha osservato che «la maggioranza degli elettori vuole un rafforzamento del centro democratico». L’alta affluenza alle urne è stata un segnale che le persone sono preoccupate, e la domanda che si sono posti i vescovi è: «Come possiamo, dalla nostra prospettiva, dare impulsi; come dialogare con i partiti politici democratici e accompagnarli alla luce della nostra prospettiva valoriale?».
Sottolineando l’attualità, un anno dopo, della dichiarazione dei vescovi “Nazionalismo etnico e cristianesimo sono incompatibili”, Bätzing ha rimarcato la «distanza dal partito AfD e dalla sua ideologia che inganna», ma ha affermato «la disponibilità al dialogo con le persone, nella consapevolezza che ciò che ha spinto gli elettori a scegliere in un certo modo sono ragioni di scontentezza con le soluzioni adottate dal governo precedente». Di qui la necessità di discutere con le persone dei problemi e «incoraggiare alla collaborazione e alla partecipazione».
Ripreso dal presidente della Conferenza episcopale tedesca in conferenza stampa anche il tema delle migrazioni: dignità umana delle persone e sicurezza del Paese sono i due elementi che devono essere tenuti in equilibrio. Centrale la questione dell’integrazione, nella quale è urgente risolvere le mancanza. Per il presule, «è chiaro che il nostro Paese e la nostra economia hanno bisogno di immigrazione», ma è altrettanto chiaro che «l’immigrazione e l’integrazione hanno bisogno di risposte comuni a livello di Ue». Riguardo, poi, al rimpatrio dei rifugiati nei loro Paesi di origine, ha affermato che «è scelta responsabile solo quando essi possono viverci in sicurezza e dignità». Critiche infine, da parte di Batzing, verso l’amministrazione americana che ha deciso una drastica riduzione degli aiuti internazionali alle aree di crisi.
Ancora, nel corso dell’assemblea plenaria i vescovi sono tornati a parlare di abusi sessuali (tema che compare sempre nei lavori delle plenarie), per un aggiornamento sui percorsi avviati dalla Conferenza episcopale. «Lo dobbiamo alle vittime», ha dichiarato il presidente, riferendo che ammonta a 57 milioni di euro la somma spesa dal 2021, quando le vittime hanno iniziato ad ottenere risarcimento per le violenze subite. «Conosciamo l’insoddisfazione delle vittime e sappiamo che certe ferite non si possono guarire con una somma di denaro, per quanto grande sia», le sue parole.
Tra i temi affrontati anche la Laudato si’, a dieci anni dalla pubblicazione, e il Sinodo universale, di cui Bätzing ha richiamato la novità della presenza e partecipazione delle donne. «Le donne, come è stato ripetutamente sottolineato nel Sinodo, se ne andranno e non torneranno se non saranno ascoltate, riconosciute o se non verrà loro data l’opportunità di partecipare alla Chiesa. E la sinodalità non sarà possibile senza di loro», si legge nel comunicato finale della plenaria che parla di un aumento delle donne in posizioni di responsabilità nella Chiesa tedesca, passate dal 5% nel 2005 al 28% nel 2025.
In plenaria i vescovi sono tornati a discutere anche di cammino sinodale della Chiesa tedesca e di comitato sinodale, strumento di lavoro che sta portando avanti i temi emersi dal percorso degli anni scorsi fino a una nuova assemblea sinodale pervista per la primavera del 2026. «Vogliamo rafforzare il percorso prima di costruire un organismo sinodale in Germania – ha spiegato il presidente -. Il Sinodo mondiale ci ha incoraggiato in questa direzione».
Oltre al Giubileo 2025, sul tavolo dell’assemblea dei vescovi c’erano anche il futuro del cristianesimo in Siria ed Iraq, la situazione mondiale, nello Sri Lanka e anche in Ucraina: «Accogliamo con favore un percorso di negoziati verso un cessate il fuoco e la pace», scrivono i presuli nella dichiarazione finale, giudicando «inaccettabile porre sullo stesso piano, nella valutazione morale e nella politica pratica, l’aggressore e la vittima di un attacco militare», così come lo è «utilizzare aiuti militari e civili a un paese attaccato come ricatto per imporgli spietatamente la propria volontà o per ottenere l’accesso alle materie prime».
14 marzo 2025

