Il Battista, invito ad allenare lo sguardo per riconoscere la presenza di Dio

Nella natività di san Giovanni, De Donatis ha presieduto in cattedrale la Messa per i giubilei sacerdotali. «Prepara con la sua vita all’incontro con la Parola»

Modello di chi prepara all’ascolto della Parola. Per i sacerdoti e per ciascuno. Il cardinale vicario Angelo De Donatis ha presentato così la figura di san Giovanni nella Messa di ieri sera, 24 giugno, per la festa della natività del Battista, che ha celebrato nella cattedrale di Roma,  intitolata proprio al «precursore di Colui che deve venire».

giubilei sacerdotali, De Donatis, basilica San Giovanni, 24 giugno 2020Fin dal «suo sussultare nel grembo della madre Elisabetta al saluto di Maria – ha spiegato il porporato rivolgendosi in particolare ai consacrati dei quali si celebravano i giubilei sacerdotali nel 25°, 50° e 60° anno di ordinazione -, san Giovanni Battista ha riconosciuto la presenza del Padre e del Figlio», suscitando egli stesso, con la gravidanza in tarda età della madre, «parole di gioia e stupore da parte di vicini ed amici che si rallegrano con i genitori, riconoscendo la misericordia di Dio». Ancora, «alla nascita di san Giovanni suo padre Zaccaria, muto per non avere saputo accogliere da subito il mistero della gravidanza della moglie, entra finalmente nell’economia del nuovo sacerdozio, quello di Cristo, e torna a parlare», ha detto De Donatis.

Il Battista, allora, prepara con la sua vita all’incontro con la Parola, «un incontro per gli altri e prima di tutto per sé – sono ancora le parole del cardinale -: lui sarà davvero pronto a riconoscere il Signore, per renderlo poi manifesto al popolo di Israele». San Giovanni, dunque, ci sprona «a diventare capaci di riconoscere in ogni vicenda umana la presenza di Dio e della sua mano», allenando lo sguardo, perché «non sempre abbiamo avuto occhi in grado di cogliere quella vicinanza», ha proseguito ancora De Donatis. Rivolgendosi poi in particolare ai tanti consacrati presenti per celebrare il proprio giubileo sacerdotale, il cardinale ha ammonito: «Chiediamo al Signore di sciogliere la nostra lingua nella benedizione, per essere così in grado, una volta riconosciuta la sua presenza, di annunciarla con parole che benedicono, così che non trovino spazio lamentele e mormorii», dato che «a volte le nostre labbra sono abitate da parole che devono invece diminuire per fare spazio alla Parola».

Concludendo la sua omelia, il cardinale ha quindi invitato i sacerdoti «a dire grazie al Padre per il dono che nella vocazione a servirlo abbiamo ricevuto, scorgendo la presenza della sua mano su di noi, specie in questo tempo particolare e difficile, durante il quale abbiamo riscoperto e stiamo riscoprendo il valore di ciò che è essenziale». In questo il porporato ha richiamato anche l’esperienza del Battista vissuta nel deserto, «un tempo non solo, come siamo soliti pensare, di ascesi ma anche di autentico desiderio, nel quale si scopre che niente e nessuno può prendere nel nostro cuore il posto del Signore», perché solo in Lui «la nostra gioia è piena e compiuto è il nostro desiderio», ha detto De Donatis citando il salmo. Infine, il ricordo e la preghiera anche per tutti i sacerdoti non presenti alla solenne celebrazione e l’invito a «portare con noi tutte quelle persone che in questi anni ci hanno fatto crescere nel sacerdozio, angeli che Dio ci ha messo accanto nel cammino».

25 giugno 2020