Il cammino sinodale della vita consacrata, tra ascolto e ospitalità

Conclusa dal cardinale De Donatis l’assemblea diocesana. Il teologo Benanti: «Quello che più ha cambiato le forme di vita comunitaria? Lo smartphone»

I discepoli di Emmaus, le sorelle Marta e Maria. Due brani del Vangelo di Luca che ben orientano il cammino sinodale della vita consacrata. Entrambi mettono in risalto l’importanza dell’ascolto e dell’ospitalità. Ascolto «al quale siamo tutti invitati, non come strategia pastorale ma come stile e metodo per rendere presente il Signore nel mondo». Ospitalità, «arte da coltivare con coraggio». Due atteggiamenti sui quali sabato 29 gennaio si è soffermato il cardinale vicario Angelo De Donatis, chiudendo i lavori dell’assemblea diocesana della vita consacrata, svoltasi nella basilica di San Giovanni in Laterano. L’incontro, tornato in presenza dopo due anni di assemblee online, ha avuto come filo conduttore il tema “Si avvicinò e camminava con loro”, tratto proprio dal brano dei discepoli di Emmaus, in sintonia con il cammino sinodale. Circa trecento le suore e i religiosi presenti, ai quali il cardinale vicario ha ricordato che il loro «essere testimoni di un carisma e dei valori del Regno inizia ascoltando ciò che le persone portano nel cuore».

Per il porporato oggi più che mai «è fondamentale garantire la disponibilità all’ascolto, l’attenzione paziente, senza pretese e senza fretta», perché molti laici ritengono che i religiosi non abbiano «idea delle loro fatiche, delle loro lotte, di cosa significhi essere una giovane donna con un bambino indesiderato in arrivo o un padre senza lavoro con una famiglia da mantenere e le bollette da pagare. Questa sensazione di non essere compresi si è aggravata durante la pandemia e anche molti confratelli e consorelle si sentono soli, dimenticati e incompresi». Dedicare del tempo al prossimo ascoltando i suoi sfoghi, ha ribadito il vicario del Papa per la diocesi di Roma, «non è un espediente strategico ma il primo gesto di amore necessario perché ci sia Chiesa e servizio al mondo».

Oltre all’ascolto, il cammino sinodale include l’accettazione dell’ospitalità. De Donatis ha esortato i religiosi ad accettare «l’invito a stare in casa con i giovani, gli ammalati, i lavoratori, con le persone più o meno lontane dalla Chiesa, solo per godere della loro compagnia». L’ascolto e l’ospitalità rimandano alle due peculiarità delle sorelle Marta e Maria. Per il cardinale sono entrambe importanti e si accoglie il prossimo come Marta quando ci si affatica per fare qualcosa per l’altro. «È il primo livello di accoglienza che si sta lentamente perdendo – ha detto -. È attenzione concreta da non delegare solo alle istituzioni. Il benessere ha prodotto, specie nelle nuove generazioni, una sorta di insensibilità rispetto ai bisogni materiali di chi si trova nella necessità, con un conseguente egoismo che si fa cieca protezione dei propri beni anche nei confronti di chi si è visto togliere tutto». Si imita Maria, invece, tutte le volte che si mette «al centro la persona offrendole ascolto, comprensione, amicizia, tempo». Questo tipo di accoglienza, ha concluso De Donatis, «è una delle virtù specifiche della carità cristiana, che non può essere demandata allo Stato, non si produce con i bilanci».

L’incontro è stato guidato da monsignor Tonino Panfili, vicario episcopale per la vita consacrata, il quale, parlando del cammino sinodale, ha rimarcato che «lo Spirito Santo è il vero regista della Chiesa e la Parola è la bussola che indica il percorso da compiere per arrivare a una comunione e all’evangelizzazione del mondo. È uno stile che deve diventare abituale, continuo, costante». Nella diocesi di Roma il cammino sinodale è iniziato con un itinerario spirituale sulle Beatitudini e a tal proposito, all’inizio dell’assemblea, madre Elena Francesca Beccaria, abbadessa del monastero delle Clarisse di S. Chiara detto di S. Bernardino in via Vitellia, ha proclamato una preghiera sulle otto Beatitudini evangeliche mentre padre Paolo Benanti, francescano del Terzo Ordine Regolare, docente di Teologia morale e bioetica alla Pontificia Università Gregoriana, nella relazione su “La vita consacrata e le beatitudini” si è soffermato sul cambiamento d’epoca, concentrandosi sul digitale, sul sintetico e sul post umano. «Quando l’informatica è diventata un’industria ha avuto la capacità di cambiare le coordinate esistenziali dell’uomo», ha detto il francescano, secondo cui oggi si ha anche una concezione distorta della verità. «In questa pervasività del digitale la verità non è più quella che viene proclamata da una fonte autorevole ma troppe volte diventa quella che viene più spesso ripetuta nelle fonti online – ha aggiunto -. Per la vita consacrata forse la cosa che ha maggiormente cambiato le forme di vita comunitaria non è stato il Concilio Vaticano II ma l’introduzione dello smartphone». Nella seconda parte dell’assemblea è stato dato spazio a otto testimonianze, relative alle Beatitudini, presentate da rappresentanti di otto differenti forme di vita consacrata, dalle quali è emerso come, attraverso i vari carismi, si può vivere la prossimità solo se ci si mette in ascolto.

31 gennaio 2021