Consapevolezza, condivisione e stili di vita contro lo spreco. Queste le direttrici emerse dal convegno “Quando il cibo è sapere”, organizzato da Caritas e Vis a Roma Tre, dedicato al tema del diritto all’alimentazione
Aprire gli occhi «per sapere che nel mondo quasi un miliardo di persone soffrono la fame». Condividere. Evitare lo spreco. Per il direttore della Caritas di Roma monsignor Enrico Feroci passa di qui la risposta alle tante indicazioni che vengono da Papa Francesco in merito al diritto al cibo. Se ne è parlato questa mattina, durante il convegno organizzato insieme al Vis, l’ong dei Salesiani, all’Università Roma Tre, dedicato al tema “Quando il cibo è sapere”. Un invito forte a cambiare gli stili di vita, risuonato anche nelle parole di Oliviero Bettinelli, il responsabile dell’area Pace e mondialità della Caritas diocesana. «Il cibo – ha osservato Bettinelli – non va catalogato nell’ambito dell’elemosina: il cibo è un diritto». E ha ricordato il fondatore della Caritas romana, che ogni volta che andava alla mensa per i poveri assaggiava il cibo per vedere se era buono, «perché attraverso il cibo si riconosce dignità alla persona».
La carità, ha sottolineato il responsabile di Pace e mondialità, «deve diventare azione politica, per ridare diritto e dignità a ogni essere umano». E ha invitato a riscoprire la dimensione della partecipazione, che «demolisce l’alibi del “prima noi, poi gli altri”, che oggi va tanto di moda». Oggi invece «o ci si salva tutti o non si salva nessuno. Il “prima noi” è antistorico, non ha mai creato nessun tipo di processo sociale che ha permesso all’umanità di crescere. La scommessa è quella di uscirne insieme». La strada da percorrere è «rimettere l’uomo al centro», altrimenti «continueremo a produrre ricerche, iniziative, ma resteremo in un ambito che molto difficilmente tocca la vita».
Oggi, ha fatto notare Carla Collicelli, del Censis, l’atteggiamento degli italiani nei confronti del cibo è cambiato: «Si consuma più per piacere che per fame, con un valore sociale e conviviale attribuito ai pasti». Ancora, c’è «più attenzione per gli stili di vita salutari, con un’alimentazione sana e maggiore sobrietà nel bere», in evidente contraddizione con il «consumo di cibi e alcolici rischiosi per la salute». Tra i dati più significativi, il grande attaccamento dei giovani alla famiglia, «con il momento importante del mangiare insieme». Secondo indagini recenti del Censis infatti il 60,8% delle famiglie italiane mangia ogni giorno almeno un pasto insieme. Solo il 14% tutti e due i pasti.
Sullo sfondo dell’appuntamento, il cammino di avvicinamento a Expo 2015, in vista del quale sono state realizzate ricerche che evidenziano un nuovo trend: tra i giovani c’è maggiore attenzione all’autoproduzione del cibo, ai prodotti biologici e a chilometro zero. Il 96,2% del campione acquista prodotti del territorio: il 46,3% lo fa di proposito, il 49,9% per caso. Gli italiani che mangiano vegetariano e vegano sono il 39%, ma il 30% lo fa in maniera saltuaria. Tra i giovani sono vegetariani e vegani oltre 44%, il 12% in maniera regolare. Il 55,7% dei giovani ritiene il cibo e il vino elementi importanti per l’identità del Paese. Eppure, ha rilevato Collicelli, «la maturità nella scelta del benessere è densa di contraddizioni e lacune crescenti». Ci sono infatti rischi e problemi legati ai consumi: «Disordini alimentari che provocano patologie vere e proprie come bulimia e anoressia; abuso di alcool, che provoca incidenti stradali e lavorativi; lo “sballo del sabato sera” unito al consumo di droghe».
Sulle patologie legate all’eccesso di cibo è intervenuta Melania Manco, dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. «I ricchi – ha osservato – non soffrono affatto di obesità, che colpisce invece le classi meno abbienti. È lì che dobbiamo intervenire in maniera preventiva».
3 dicembre 2014

