Il «grido del povero» interpella a una domanda nuova su Dio

A San Salvatore in Lauro il primo incontro sul tema del programma pastorale diocesano, con il vescovo Libanori. Il biblista Pellegrino: «Nel grido del povero, una speranza che diventa preghiera»

«Quello su cui ci stiamo interrogando è un grido che meriterebbe di essere considerato di più perché spesso è il nostro grido: è quello del cristiano deluso da Dio, del sacerdote che, pur spendendo la sua vita per il Vangelo ha l’impressione di non concludere nulla; è il grido sordo di chi non riesce a comprendere il senso di ciò che gli accade intorno». Sono le parole del vescovo Daniele Libanori, vescovo ausiliare per il settore Centro, intervenuto ieri, mercoledì 27 novembre, alla tavola rotonda su “Il grido del povero verso Dio”, ospitata dal santuario di San Salvatore in Lauro. Un appuntamento che si inserisce  nel ciclo di quattro incontri volti a promuovere tra le équipe pastorali e le realtà ecclesiali e non del centro di Roma una riflessione collettiva sul progetto pastorale della diocesi.

Daniele Libanori, Incontro Abitare con il cuore la città, S.Salvatore in Lauro, 27 novembre 2019«Nel cammino che stiamo percorrendo siamo chiamati a confrontarci anche con il desiderio di fuga dalla città vissuto da molti cristiani», ha proseguito il presule ricordando il passo del Vangelo di Luca (capitolo 24) in cui si narra l’apparizione di Cristo ai due discepoli fuggiti da Gerusalemme nella domenica di Pasqua. Da qui l’invito del vescovo «a scoprire nel confronto costante tra la Sacra Scrittura e l’esperienza della vita quella manifestazione del Signore che rende ciascuno di noi un testimone».

Daniele Libanori, Pietro Bongiovanni Francesco Cosentino, Incontro Abitare con il cuore la città, S.Salvatore in Lauro, 27 novembre 2019Un tempo, il nostro, segnato non solo dal rinnovamento ma anche dalla perdita di certezze e valori fondamentali. «L’uomo post moderno preferisce passare come un turista sulla scena della vita – ha commentato il teologo don Francesco Cosentino -, abitare il mondo nella sua finitudine senza porsi grandi domande e senza affidarsi a quelle istanze superiori che prima guidavano la sua vita, come la politica, la famiglia e lo Stato». L’attuale ricerca spirituale, quindi, inscrivendosi in un clima di incertezze, «rischia di configurarsi come un anestetico, un farmaco che alleggerisce il peso dell’esistenza», ha osservato il teologo, aggiungendo che «il grido delle nostre città e dei poveri può essere quindi intercettato dalla Chiesa solo attraverso il risveglio di una domanda nuova su Dio».

Carmelo Pellegrino, Incontro Abitare con il cuore la città, Carmelo Pellegrino, 27 novembre 2019L’ascolto del “grido” nella Bibbia, declinato in particolare nel grido del popolo e dei poveri: questo il tema su cui è intervenuto il biblista monsignor Carmelo Pellegrino. «Il povero grida perché incoraggiato dal ricordo della fedeltà di Dio che nella storia si è dimostrato Padre – ha spiegato -. Un grido che senz’altro dice sofferenza, solitudine e delusione, ma anche speranza e, per questo, diventa sinonimo di preghiera». Ancora, il sacerdote, approfondendo le radici del grido dell’umanità, ha sottolineato come «all’origine ci sia sempre una mancanza di fraternità che viene calpestata e violata. Nella Bibbia infatti il grido dell’uomo nasce con l’uccisione di Abele da parte di suo fratello Caino». Ne consegue che «la risposta divina al grido del bisognoso passa proprio attraverso le mani dei fratelli».

Carmelo Pellegrino, Giovanni Minoli, Daniele Libanori, Pietro Bongiovanni, Incontro Abitare con il cuore la città, Carmelo Pellegrino, 27 novembre 2019E proprio della centralità di un incontro empatico e positivo nei confronti dell’altro, del fratello, ha parlato il giornalista Giovanni Minoli, richiamandosi alle celebri parole pronunciate da San Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato: «Non abbiate paura». «Di questo grido mi affascina la lettura in termini di complessità, intesa come momento di apertura mentale e di accettazione dell’altro – ha confidato Minoli -. In un mondo totalmente interconnesso come quello di oggi, riconoscere punti di vista diversi dai nostri ci costringe, stimola e aiuta a cogliere nelle differenti manifestazioni di fatti e culture una profondità unificante».

Incontro Abitare con il cuore la città, Carmelo Pellegrino, 27 novembre 2019Come quella che emerge dal “grido” di Greta Thunberg, la giovane attivista svedese divenuta simbolo della lotta ai mutamenti climatici. «Greta ha trasformato la piazza, sia quella reale che quella virtuale, in uno strumento di accensione dei cuori per una passione assoluta: quella per la Terra – ha concluso il giornalista -. Una trasformazione avvenuta attraverso la riscoperta dell’incontro e dell’empatia tra le persone».

28 novembre 2019