Il miele dell’Aifo per i malati di lebbra

Il 31 gennaio, Giornata mondiale, la vendita sosterrà i progetti dell’associazione. Oltre 200mila nel mondo i nuovi casi; molti i bambini colpiti

Il 31 gennaio, Giornata mondiale, la vendita sosterrà i progetti dell’associazione. Oltre 200mila nel mondo i nuovi casi di malattia, molti i bambini colpiti

«Vivere è aiutare gli altri a vivere»: aveva 15 anni Raoul Follereau, scrittore e giornalista francese definito “l’apostolo dei lebbrosi” per il suo impegno contro la malattia, quando pronunciò queste parole. Fu lui ad istituire nel 1954 la Giornata mondiale dei malati di lebbra, che si celebrerà domenica 31 gennaio. In questa 63esima edizione nelle piazze italiane migliaia di volontari dell’Aifo (Associazione italiana Amici di Raoul Follereau) distribuiranno il “Miele della solidarietà”, in collaborazione con numerose parrocchie e gruppi spontanei: i vasetti di miele e i sacchetti di iuta che li contengono provengono dal circuito del commercio equo e solidale. Il ricavato finanzierà i progetti promossi nel mondo dall’associazione.

Secondo i dati recenti pubblicati dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, i nuovi casi di lebbra diagnosticati nel mondo sono oltre 213mila; molti anche i bambini che contraggono questa malattia. Il 94% degli episodi si concentra in 13 Paesi con un numero superiore a mille casi. Quelli con un maggior numero sono l’India (125.785), seguita dal Brasile (31.064) e dall’Indonesia (17.025), la cui somma corrisponde all’81% del totale mondiale. Rimane un problema sanitario nei Paesi dove persistono condizioni socio-economiche precarie che favoriscono la trasmissione della malattia. E, ancora oggi, a causa delle difficoltà di accesso e alla scarsa qualità dei servizi di trattamento, la diagnosi avviene in maniera tardiva e in molti casi la persona colpita dalla malattia si presenta con disabilità fisiche irreversibili.

In Italia ogni anno vengono diagnosticati dai 6 ai 9 casi che si presentano come patologia di importazione, ovvero si tratta di italiani che hanno soggiornato all’estero in Paesi con lebbra endemica, oppure di migranti provenienti da tali Paesi. La lebbra è una malattia contagiosa, causata dal Mycobacterium leprae (periodo di incubazione 2-5 anni), bacillo isolato nel 1873 da Gerhard Armauer Hansen. Dai primi anni ’80 del secolo scorso si può curare con l’introduzione del trattamento specifico standard, definito dall’Oms, chiamato polichemioterapia. Dopo l’inizio del trattamento, la persona non è più contagiosa e di conseguenza non è più necessario l’isolamento. Il 2015 è stato un anno cruciale in cui l’Onu ha adottato i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile per le associazioni che si sono impegnate in azioni congiunte verso l’obiettivo di un mondo senza lebbra. Il futuro programma globale dell’Oms (2016-2020) si basa su tre obiettivi principali: interrompere la catena di trasmissione della malattia; prevenire le disabilità causate da essa e promuovere l’inclusione sociale delle persone colpite eliminando le barriere politiche, sociali e culturali.

26 gennaio 2016