Il Pakistan, tra persecuzioni e speranza

Alla Gregoriana la conferenza di Paul Bhatti: «Sono convinto che Asia Bibi presto verrà rilasciata». Il Paese al sesto posto tra quelli “anticristiani”

Alla Gregoriana la conferenza di Paul Bhatti: «Sono convinto che Asia Bibi molto presto verrà rilasciata». Il Paese al sesto posto tra quelli “anticristiani”

Asia Bibi potrebbe essere presto rilasciata e per il Pakistan, nonostante l’attentato di Lahore, non bisogna scoraggiarsi. Lo ha ribadito ieri, 5 aprile, Paul Bhatti, ex ministro del Pakistan per l’Armonia nazionale e leader di All Pakistan Minorities Alliance (Apma), rispondendo alle domande del pubblico durante la conferenza “Asia Terra dei Martiri” organizzata dalla Pontificia Università Gregoriana. Il reverendo Peter Paul Saldanha, intervenuto alla conferenza con la moderazione di padre Sandro Barlone, direttore del Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado”, ha tracciato il quadro delle persecuzioni in tutta l’Asia, il continente più colpito. Il Pakistan occupa il sesto posto nella classifica mondiale: «Nonostante la cifra dello sviluppo economico in alcuni Paesi, circa 50% dei poveri del mondo vivono in Asia. Secondo il World Watch List of Christian persecution, tra i 50 Paesi del mondo dove i cristiani vengono perseguitati, quasi 30 sono in Asia. La Corea del Nord è al primo posto, l’Iraq al secondo, la Siria al quinto e il Pakistan al sesto».

Bhatti, fratello di Shabaz Bhatti, prima di lui ministro per le minoranze, assassinato il 2 marzo 2011 a Islamabad proprio per aver denunciato il caso della cristiana Asia Bibi detenuta a causa della legge anti blasfemia, si occupa delle minoranze da allora: «Il suo funerale mi ha convinto a continuare la sua opera. In questa situazione è maturata in me la convinzione ad agire». Il medico, laureatosi a Padova e vissuto tra Oriente e Occidente, dopo la morte del fratello, oggi si adopera per migliorare la situazione nel suo Paese. Il Pakistan, ha ricordato Bhatti, si è separato dall’India nel 1947 per motivi religiosi, i musulmani in India sono infatti una minoranza. «Subito dopo la divisione il fondatore aveva dichiarato che la religione non avrebbe dovuto avere niente a che fare con il governo, sfortunatamente così non è stato». Lo dimostra la la legge sulla blasfemia: «Fino al 1988 ci sono stati due casi di blasfemia in Pakistan – ha raccontato Bhatti -; dopo sono diventati migliaia e centinaia sono le persone in prigione. Quando fu arrestata Asia Bibi il primo a sollevare il problema è stato mio fratello, che aveva convinto molti musulmani che la legge non era giusta».

Per lo stesso motivo è stato assassinato Salman Taseer, il governatore del Punjab che, pur essendo musulmano, non aveva appoggiato la prigionia di Asia. Lahore è stato una prosecuzione di questa scia di sangue: «Quando è stato ucciso il governatore del Punjub da una guardia del corpo – ha ricordato – abbiamo visto migliaia di persone venire in  appoggio dell’assassino. Il problema è il tipo di educazione che viene insegnata: se da bambini si riceve come insegnamento un messaggio di odio. È stata una sorpresa tutta che questa gente si dimostrasse a favore di un uomo che aveva ucciso: nel Corano è scritto che chi uccide una persona uccide l’umanità». L’impiccagione dell’assassino di Taseer, Mumtaz Qadri, non è stata presa bene dagli estremisti: «A febbraio scorso, poco prima dell’anniversario della morte di mio fratello, al funerale dell’assassino di Taseer abbiamo visto migliaia di persone. Dopo un mese, come prevedono le usanze, è stato ricordato», ma non solo: «È stato chiesto di nuovo di dare la pena di morte ad Asia Bibi e di dichiarare santo questo assassino: sono delle cose assurde. Il giorno di Pasqua è stata fatta esplodere una bomba a Lahore».

Bhatti ha comunque mostrato speranza: «Sono molto ottimista e sono convinto che Asia Bibi molto presto verrà rilasciata. Queste sono le indicazioni che abbiamo avuto dai capi di Stato. Non ci dobbiamo fare scoraggiare da queste cose – ha detto riferendosi a quanto accaduto a Lahore -; pur nel dolore noi stiamo comunque andando avanti e tantissima gente musulmana è vicina ai cristiani».

6 aprile 2016