Il Papa ai Neocatecumenali: «Avete acceso il fuoco del Vangelo dove sembrava spegnersi»

Ricevuti in udienza i responsabili del Cammino. La gratitudine alle famiglie che partono in missione e il richiamo alla vigilanza interiore. «La vostra missione è particolare ma non esclusiva»

Ricevuti in udienza ieri, 19 gennaio, da Papa Leone XIV i responsabili del Cammino neocatecumenale. «Un prezioso contributo per la vita della Chiesa»: così lo ha definito. «A tutti – ha spiegato -, specialmente a quanti si sono allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita, voi offrite la possibilità di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il significato del battesimo, perché possano riconoscere il dono di grazia ricevuto e, perciò, la chiamata ad essere discepoli del Signore e suoi testimoni nel mondo. Animati da questo spirito – sono ancora le parole del pontefice -, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza».

Da Prevost anche parole di gratitudine «alle famiglie, che, accogliendo l’impulso interiore dello Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione, anche in territori lontani e difficili, con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio. In questo modo, le équipe itineranti composte da famiglie, catechisti e sacerdoti, partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa e, come affermava Papa Francesco, contribuiscono a “svegliare” la fede dei “non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo”, ma anche di tanti battezzati che, pur essendo cristiani, “hanno dimenticato chi è Gesù Cristo”».

Non è mancata un’indicazione di rotta. «Vivere l’esperienza del Cammino neocatecumenale e portare avanti la missione esige anche, da parte vostra, una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica, per discernere alcuni rischi che sono sempre in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale», ha sottolineato Leone, ricordando che «i carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri – se non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza – e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente». E ancora: «La vostra missione è particolare, ma non esclusiva – ha precisato -. Il vostro carisma è specifico, ma porta frutto solo nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa; il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno».

L’esortazione allora è a «vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione – è il mandato -. La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate». Allo stesso tempo, la Chiesa ricorda a tutti che «dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà – la citazione della Lettera ai Corinzi -. Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore».

20 gennaio 2026