Il Papa: «C’è bisogno di una rivoluzione dell’amore»
La Messa celebrata nella parrocchia pontificia di Castel Gandolfo. La strada del buon samaritano «è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite»
«Oggi c’è bisogno di questa rivoluzione dell’amore». È l’appello lanciato da Papa Leone XIV durante l’omelia pronunciata nella mattina di domenica 13 luglio nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. Commentando la parabola del buon samaritano, il Pontefice ha indicato nella strada che scende da Gerusalemme a Gerico un’immagine attuale dell’umanità ferita: «È la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà; è la strada di tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita; è la strada di tutti coloro che ‘scendono in basso’ fino a perdersi e toccare il fondo; ed è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite». Poi ha domandato con forza: «E che cosa facciamo noi? Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano?».
Al centro della riflessione del Papa, lo sguardo: «La compassione, infatti, è al centro della parabola. E se è vero che nel racconto evangelico essa viene descritta dalle azioni del samaritano, la prima cosa che il brano sottolinea è lo sguardo. Infatti, davanti a un uomo ferito che si trova sul ciglio della strada dopo essere incappato nei briganti, del sacerdote e del levita si dice: ‘lo vide e passò oltre’ (v. 32); del samaritano, invece, il Vangelo dice: ‘lo vide e ne ebbe compassione’ (v. 33)». Questo sguardo, ha spiegato, è ciò che fa la differenza: «C’è un vedere esteriore, distratto e frettoloso, un guardare facendo finta di non vedere […] e c’è un vedere, invece, con gli occhi del cuore». Per il Pontefice, il samaritano è immagine di Cristo: «Dio, però, ci ha guardati con compassione, ha voluto fare Lui stesso la nostra strada, è disceso in mezzo a noi e, in Gesù, buon samaritano, è venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia». Così anche noi, «guariti e amati da Cristo, diventiamo anche noi segni del suo amore e della sua compassione nel mondo».
Nella parte conclusiva dell’omelia, Leone XIV ha indicato la via dell’autenticità evangelica: «A volte ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi è della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalità o religione; ma Gesù capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico che si fa prossimo di quell’uomo ferito. E ci chiede di fare lo stesso».
Ha quindi richiamato le parole di Benedetto XVI: «Il samaritano, il forestiero, si fa egli stesso prossimo e mi mostra che io, a partire dal mio intimo, devo imparare l’essere-prossimo e che porto già dentro di me la risposta». Il Pontefice ha poi concluso: «Vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell’altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore. Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera una vera fraternità, fa cadere muri e steccati. E finalmente l’amore si fa spazio, diventando più forte del male e della morte».
14 luglio 2025



