Il Papa: «La Chiesa di Roma, erede di una grande storia»
Leone XIV si è insediato sulla sua Cattedra, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Ad accoglierlo, il vicario Reina. Il rito dell’obbedienza, quindi l’esortazione a uno «sforzo comune di preghiera e carità». La benedizione alla città dalla Loggia
È una dichiarazione d’amore quella che Papa Leone XIV rivolge alla sua diocesi. Il pontefice cita il beato Giovanni Paolo I, che nel 1978 disse ai romani: «Posso assicurarvi che vi amo, che desidero solo entrare al vostro servizio e mettere a disposizione di tutti le mie povere forze, quel poco che ho e che sono». E attraverso di lui ricorda le parole di san Pio X, che entrando come patriarca a Venezia esclamò in piazza San Marco: «Cosa sarebbe di me, Veneziani, se non vi amassi?». Il pontefice si immette nel loro solco e dice ai fedeli della Capitale: «Anch’io vi esprimo tutto il mio affetto, con il desiderio di condividere con voi, nel cammino comune, gioie e dolori, fatiche e speranze. Anch’io vi offro “quel poco che ho e che sono”, e lo affido all’intercessione dei santi Pietro e Paolo e di tanti altri fratelli e sorelle la cui santità ha illuminato la storia di questa Chiesa e le vie di questa città. La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi».
Si è conclusa così l’omelia di Papa Leone XIV, che oggi pomeriggio, 25 maggio, ha presieduto la Messa per l’insediamento sulla “Cathedra romana” nella basilica di San Giovanni in Laterano. Hanno concelebrato il cardinale vicario Baldo Reina, il vescovo vicegerente Renato Tarantelli Baccari, i vescovi ausiliari Benoni Ambarus e Michele Di Tolve, i membri del Consiglio dei prefetti e i parroci della diocesi di Roma. Il coro diretto da monsignor Marco Frisina e il Coro della Cappella Pontificia Sistina, diretto da monsignor Marcos Pavan, hanno accompagnato la celebrazione.
Il pontefice è arrivato intorno alle 16.20 sul sagrato della basilica. Ad accoglierlo il cardinale vicario, con cui si è scambiato un caloroso saluto. Ha quindi varcato la Porta Santa e poi ha attraversato la navata centrale benedicendo i fedeli. In migliaia le persone arrivate per salutare il Papa, fuori e dentro la basilica. Prima dell’insediamento, le parole di Reina: «Occupare la Cattedra pastorale significa provvedere con amore al gregge di Cristo – ha detto il porporato -. L’onore del pastore, infatti, è l’onore di tutta la Chiesa ed è per i fratelli nel battesimo valido e sicuro sostegno. Colui che è “Servo dei servi di Dio” sarà veramente onorato quando a ciascuno sarà riconosciuto l’onore che gli spetta. Possa il Pastore supremo del gregge al suo ritorno trovare la Chiesa confermata nella fede e ardente di carità».
Il Papa, in quanto vescovo di Roma, si è quindi seduto sulla sua Cattedra, abbracciato dall’applauso della basilica. Subito dopo si è tenuto “il rito dell’obbedienza”, a cui – in rappresentanza della Chiesa della Capitale – hanno partecipato il cardinale Reina, il vicegerente Tarantelli, suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Orp, un canonico, un parroco, un vicario parrocchiale, un diacono, un religioso, una famiglia, un educatore, un catechista e due giovani.
Rivolgendosi a loro, così come a tutti i fedeli, il Papa ha sottolineato nell’omelia che «la Chiesa di Roma è erede di una grande storia, radicata nella testimonianza di Pietro, di Paolo e di innumerevoli martiri, e ha una missione unica, ben indicata da ciò che è scritto sulla facciata di questa Cattedrale: essere Mater omnium Ecclesiarum, Madre di tutte le Chiese». A tal proposito ha ricordato Papa Francesco e il suo invito a «riflettere sulla dimensione materna della Chiesa e sulle caratteristiche che le sono proprie: la tenerezza, la disponibilità al sacrificio e quella capacità di ascolto che permette non solo di soccorrere, ma spesso di prevenire i bisogni e le attese, prima ancora che siano espresse». Sono tratti, ha spiegato il pontefice, «che ci auguriamo crescano ovunque nel popolo di Dio, anche qui, nella nostra grande famiglia diocesana: nei fedeli, nei pastori, in me per primo».
È questa la strada da seguire, secondo Papa Prevost. «Siamo tanto più capaci di annunciare il Vangelo – ha detto – quanto più ce ne lasciamo conquistare e trasformare, permettendo alla potenza dello Spirito di purificarci nell’intimo, di rendere semplici le nostre parole, onesti e limpidi i nostri desideri, generose le nostre azioni». Anche in tale prospettiva il Papa ha ricordato il «cammino impegnativo che la diocesi di Roma sta percorrendo in questi anni, articolato su vari livelli di ascolto: verso il mondo circostante, per accoglierne le sfide, e all’interno delle comunità, per comprendere i bisogni e promuovere sapienti e profetiche iniziative di evangelizzazione e di carità».
Un cammino difficile e ancora in corso, «che cerca di abbracciare una realtà molto ricca, ma anche molto complessa». Degno però, ha aggiunto il pontefice, «della storia di questa Chiesa, che tante volte ha dimostrato di saper pensare “in grande”, spendendosi senza riserve in progetti coraggiosi, e mettendosi in gioco anche di fronte a scenari nuovi e impegnativi».
Come testimonianza, Papa Leone XIV ha sottolineato il «grande lavoro con cui tutta la diocesi, proprio in questi giorni, si sta prodigando per il Giubileo, nell’accoglienza e nella cura dei pellegrini e in innumerevoli altre iniziative». E ha espresso «il desiderio e l’impegno di entrare in questo cantiere così vasto mettendomi, per quanto mi sarà possibile, in ascolto di tutti, per apprendere, comprendere e decidere insieme: “Cristiano con voi e Vescovo per voi”, come diceva sant’Agostino». Il Papa ha poi citato anche san Leone Magno, chiedendo uno «sforzo comune di preghiera e carità». «”Tutto il bene da noi compiuto nello svolgimento del nostro ministero è opera di Cristo” – sono le sue parole ricordate da Leone XIV -; e non di noi, che non possiamo nulla senza di lui, ma di lui ci gloriamo, lui da cui deriva tutta l’efficacia del nostro operare».

Al termine della celebrazione il pontefice si è affacciato dalla Loggia centrale della basilica lateranense insieme al cardinale vicario Baldo Reina e ha impartito la benedizione alla città. «La pace sia con voi – ha esordito il pontefice, così come aveva fatto il giorno della sua elezione -. Mi fa tanto piacere essere qui con voi stasera in questo atto liturgico in cui abbiamo celebrato l’insediamento. Grazie a tutti voi». Leone XIV ha poi invitato a «vivere la nostra fede, specialmente durante questo anno del Giubileo, cercando la speranza, però cercando di essere noi stessi testimonianza che offre la speranza al mondo, un mondo che soffre tanto dolore per le guerre, la violenza e la povertà». Ma a noi cristiani, ha continuato, «il Signore chiede di essere sempre questa testimonianza viva, di vivere la nostra fede, sentire nel nostro cuore che Gesù Cristo è presente, e sapere che Lui ci accompagna sempre. Grazie a voi per camminare insieme – ha concluso -. Camminiamo tutti insieme. Contate sempre su di me che con voi sono cristiano e per voi vescovo».
Al termine, si è avviato verso la basilica di Santa Maria Maggiore per la visita e l’omaggio a Maria Salus Populi Romani.
25 maggio 2025

