Il Papa: «Preparare le omelie andando incontro al popolo»

All’incontro con il clero romano il tema dell’«Ars celebrandi». «Recuperare lo stupore dell’incontro con Dio»

All’incontro con il clero romano il tema dell’«Ars celebrandi». «Recuperare lo stupore dell’incontro con Dio, far entrare nel mistero»

Non bastano la preghiera, l’ascolto della Parola e lo studio per una buona omelia, serve l’incontro con la gente. Serve «piangere per i nostri peccati, per il nostro popolo». L’invito del Papa è rivolto ai sacerdoti del clero romano, ricevuti nel tradizionale incontro di inizio Quaresima nella mattinata di giovedì 19 febbraio, nell’Aula Paolo VI.

Breve la meditazione iniziale, interamente a braccio, più lungo il dialogo con i sacerdoti con un “botta e risposta” fatto da dieci domande attorno al tema centrale dell’omelia, e non solo. In apertura, l’indirizzo di omaggio del cardinale Vallini, che lamenta il «pericolo» della «nausea della parola» (citazione ripresa dal filosofo francese Boyer), o meglio «dell’inflazione delle parole», causata da «parole ripetitive, un po’ astruse o moralistiche che non trafiggono il cuore». «Vorremmo far ardere i cuori», dice il cardinale.

E Francesco dà le sue “istruzioni per l’uso” rispetto a quest’obiettivo. Lo scopo della “ars celebrandi”, afferma, è «recuperare il fascino della bellezza, lo stupore che si sente nell’incontro con Dio. Lo stupore attira e ti lascia in contemplazione. Contro lo stupore va ogni tipo di artificialità», anche l’abuso dei gesti. Celebrare, spiega il Papa, è «entrare e far entrare nel mistero, con spirito di preghiera». Occorre evitare i due estremi, «né rigidi né “showman”, protagonisti della celebrazione».

L’omelia, sottolinea Francesco che del tema ha parlato a lungo nella Evangelii gaudium, «è una sfida per il sacerdote. E porta in sé la grazia». Cita due libri che, dice, «gli hanno fatto tanto bene»: uno di Domenico Grasso, sulla predicazione – «un libro giusto nella teologia»”, lo definisce – e l’altro di Hugo Rahner, che “«si differenzia dal fratello» Karl, dice scherzosamente il Santo Padre, «dal fatto che scrive chiaro: diceva che voleva tradurre le opere di suo fratello al tedesco».

Come sempre, non mancano gli aneddoti nel discorso del Papa: il primo è riferito a un sacerdote che era andato a trovare i suoi genitori, «e suo papà era contento perché aveva trovato una chiesa dove si fa la Messa senza un’omelia». L’altro riguarda «una nipote mia che è professoressa di lettere all’università. Abita con la sua famiglia tra due parrocchie: in una parrocchia c’è un prete bravo che predica bene e nell’altra c’è un buon sacerdote ma che non ha il carisma della predicazione. Alle volte la chiamo per sentire come va – rivela il Papa -, e una volta mi ha detto: “Ho sentito una bella lezione di 40 minuti sulla Summa di San Tommaso”. Bellissima…». «È andata a scuola», commenta il Papa.

Francesco cita poi un intervento del 2005 che tenne da cardinale alla Congregazione per il culto divino: «Il cardinale Meisner mi ha rimproverato alcune cose e l’allora cardinale Ratzinger mi ha detto che mancava una cosa nell’omelia: il sentirsi davanti a Dio. E aveva ragione, io non ne avevo parlato».

Tra gli impegni che chiede ai sacerdoti della “sua” diocesi, quello di «curare di più la preparazione remota dell’omelia, senza dimenticare che nella celebrazione agiamo “in persona Christi”. È lui il celebrante. E l’altare non è uno scenario, ma è simbolo di Cristo che vive nella comunità. Il sacerdote deve parlare al cuore dal cuore». Un’opportunità che deriva anche dal contatto con le persone, come testimonia l’altro aneddoto raccontato da Francesco su un sacerdote che era uscito con alcuni laici in strada, impegnati in un dialogo di vicinanza e umanità con alcune prostitute. «Questo è troppo sporco, Dio è grande, io non sono degna di Dio», gli aveva detto una diciannovenne.

«L’omelia è un lavoro», incalza il Papa, richiamando l’importanza che i luterani danno alla predicazione. E c’è un cammino da fare per passare «dalla nostra parola alla Parola di Dio, ciò che rende feconda l’omelia. Non posso dire all’omelia le mie opinioni».

19 febbraio 2015