Il patriarca Pizzaballa a Jenin
La visita dopo la fine dell’operazione militare israeliana sul campo rifugiati locale. «Pace solo quando vita e dignità dei palestinesi saranno rispettate e protette»
Nella giornata di ieri, 10 luglio, il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa – che sarà creato cardinale nel prossimo Concistoro, il 30 settembre – ha visitato la parrocchia latina di Jenin, dopo la fine dell’operazione militare israeliana sul campo rifugiati locale. Un intervento durato due giorni, con l’obiettivo di perseguire i combattenti della resistenza armata palestinese, che tuttavia ha causato danni alle infrastrutture e agli edifici della città, comprese la parrocchia latina e la chiesa del Santo Redentore. L’esercito israeliano si è ritirato dalla città e dal campo il 4 luglio.
Con Pizzaballa c’erano anche il vicario generale per il Patriarcato latino William Shomali e il vicario patriarcale per la Giordania Jamal Daibes. La delegazione ha visitato l’edificio della chiesa per determinare la misura del danno inflitto alla proprietà, incontrando il parroco di Jenin don Labib Deibs, che ha raccontato l’incidente avvenuto durante la sua permanenza nella canonica della chiesa. Tra gli incontri, anche quello con Akram Rajoub, il governatore di Jenin, che ha illustrato quanto subìto dall’esercito israeliano e i lavori necessari per ricostruire ciò che è stato danneggiato, esprimendo il suo apprezzamento per la visita del patriarca: «Un messaggio di speranza e aspirazione a continuare a cercare un futuro migliore per il popolo di questa terra». Pizzaballa infatti lo ha affermato con chiarezza: «La pace può essere raggiunta solo quando la vita e la dignità dei palestinesi sono rispettate e protette, così come la necessità che cessi la violenza tra tutte le parti».
Anche nel campo rifugiati di Jenin non è mancato l’apprezzamento degli anziani per la visita del patriarca latino, che afferma l’unità del popolo palestinese fra i musulmani e cristiani. Ancora, la delegazione patriarcale ha fatto visita anche all’ospedale pubblico di Jenin, dove sono ricoverati alcuni dei feriti negli scontri, per chiudere quindi la visita con un colloquio con Nidal Obaidi, sindaco della città.
Le famiglie cristiane a Jenin sono circa 35. Secondo una statistica risalente al 2020, il numero di cristiani a Jenin è di 155 persone e quello dei villaggi vicini raggiunge fino a 120 persone.
11 luglio 2023

