Il popolo bengalese dopo la strage di Dacca. “Perdonateci”

Il missionario Franco Cagnasso: «La percezione della realtà ora è diversa: siamo capaci di questo». Tre elementi chiave: madrase, università, internet

Il missionario Pime Franco Cagnasso: «La percezione della realtà ora è diversa, piena di disagio: siamo capaci di questo». Tre elementi chiave: madrase, università, internet

“Schegge di Bengala”: è il titolo del bolg curato da padre Francesco Cagnasso, missionario del Pime in Bangladesh, che alle sue pagine affida la riflessione sul sopo la strage di Dacca. «Nel locale dove i terroristi il 1° luglio scorso hanno massacrato 22 persone – riferisce -, qualcuno ha portato fiori, tra i quali una corona anonima, con due parole sul nastro: “Forgive us”, cioè “perdonateci”. Credo che esprima il sentimento dominante, o comunque molto intenso, che pervade tanti bengalesi dopo la strage. Stupore, incredulità, paura, preoccupazione per sé e per il Paese, e anche la sensazione che quei giovani abbiano anche violentato il Bangladesh e l’immagine che ha di sè. La percezione della realtà ora è diversa, e piena di disagio: siamo capaci di questo».

Il missionario ricorda anche il giovane Faraaz Ayaaz Hossain, intrappolato dai terroristi insieme agli altri, poi liberato perché aveva saputo recitare parti del Corano. «Poteva andarsene – osserva – ma è rimasto a condividere la sorte di due amiche, trattenute perché vestite all’occidentale, ed è stato ucciso insieme a loro. Anche lui bengalese, anche lui musulmano. La sua scelta è quasi un balsamo che attenua l’angoscia per le atrocità di cui siamo testimoni». Quindi l’analisi del missionarioindica tre elementi chiave per comprendere il fenomeno del terrorismo in Balgnadesh: le madrase, le università e internet. Le madrase, anzitutto: le scuole coraniche, incubatrici di odio e violenza. Eppure i terroristi, che erano di famiglie ricchie, rileva padre Cagnasso, hanno studiato in prestigiose università private e internazionali. Come i circa 300 studenti universitari e giovani laureati del Paese scomparsi nell’ultimo anno, che potrebbero essere tra i nuovi militanti radicali di alto livello culturale. «Tutte le forme più radicali di ideologie totalitarie e violente, in ogni tempo e in ogni Paese, hanno avuto ai loro vertici persone istruite, con tanto di cattivi maestri nel mondo universitario». Da ultimo entra in campo il fattore internet, che «ha aperto la porta ai pericoli del telefanatismo, il fanatismo diffuso via etere».

13 luglio 2016