Il sogno di “Una comunità energetica per Torre Spaccata”

La parrocchia di San Bonaventura in prima linea con l’obiettivo di «produrre e consumare in maniera solidale». Il punto in un incontro a più voci: dalla legge alla dimensione pastorale, all’attesa del regolamento di Roma Capitale

La parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio ha un sogno: creare una comunità sempre più solidale nel quartiere attraverso la diffusione sul territorio delle comunità energetiche. Il tema è stato al centro dell’incontro sul tema “Una comunità energetica per Torre Spaccata”, che si è svolto ieri, 28 febbraio, nella parrocchia romana. «È un tema bello per la vita pastorale, perché comunità energetica non è solo risparmiare con il fotovoltaico ma significa cercare un senso di comunità nel quartiere tutelando il Creato, come ci richiama a fare Papa Francesco nella Laudato si’ e nella Laudate Deum», ha sottolineato il parroco don Stefano Cascio.

san bonaventura, incontro comunità energetica, 28 febbraio 2024
Andrea Micangeli, Estella Marino

«Da pochi giorni in Italia abbiamo finalmente una legge che permette di costituire comunità energetiche – ha detto Andrea Micangeli, professore alla Sapienza di Roma, alla State University of New York e alla Strathmore University di Nairobi -. Si possono fare quindi associazioni tra i cittadini, dove chi produce energia la consuma, risparmiando sulla propria bolletta, e la vende, guadagnandoci». E «se i soci consumano l’energia venduta dal produttore, viene costituita una cassa comune che può essere utilizzata in diversi modi: per elargire una certa somma di denaro al produttore o al consumatore per ristorare le bollette, ma soprattutto si può usare per fini sociali e ambientali nel proprio quartiere». Questo vuol dire che «la comunità diventa protagonista del territorio e del cambiamento – ha continuato Micangeli -. Centinaia di migliaia di queste realtà potrebbero modificare definitivamente il modo di produrre e consumare energia in Italia». Per il professore sarebbe un risultato fondamentale «perché è proprio a causa dell’energia che purtroppo vediamo la nascita delle guerre e l’aumento del nostro debito».

Si tratta di «un tema sfidante e innovativo», come lo ha definito Estella Marino, assessore del VII municipio con deleghe inerenti alle politiche ambientali e decentramento. «Come ente locale – ha detto – ci interessa molto il tema della solidarietà, che è al centro di questi progetti. Le comunità energetiche permettono infatti di produrre e consumare in maniera solidale, creando una rete alla quale si possono agganciare le famiglie in più difficoltà», ha sottolineato.

L’importanza di queste comunità è stata evidenziata anche da Oliviero Bettinelli, vicedirettore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, del lavoro e della custodia del creato. «L’obiettivo non deve essere solamente risparmiare, ma mettere al centro le nostre relazioni e diventare una comunità capace di sentirsi responsabile – ha commentato -. Questa è la dimensione pastorale sulla quale orientiamo il nostro impegno. Una comunità di questo tipo diventa contaminante e profetica, che non significa guardare al futuro, ma essere piantati nel presente. Come ci insegna don Tonino Bello, dobbiamo organizzare la speranza. A volte diamo per scontato che non si può vivere diversamente, invece è possibile», sono ancora le sue parole.

Ha concluso l’incontro l’intervento di Riccardo Troisi del Coordinamento Cers Roma, che ha sottolineato come molte associazioni stiano usando il denaro delle casse comuni per operazioni solidali. Quindi ha anticipato che «uscirà a breve un regolamento che il Comune di Roma farà mettendo a disposizione tutte le sue superfici pubbliche per le associazioni. Attraverso un accordo di collaborazione con il municipio, le persone potranno richiedere di sfruttare una di queste superfici, garantendo però che i fondi vengano destinati a progetti sociali».

29 febbraio 2028