In Italia tasso di occupazione femminile molto più basso di quello maschile

Diffuso il report Istat su livelli di istruzione e ritorni occupazionali relativi al 2019. Diplomato il 62,2% della popolazione; in Europa il dato è del 78,7%

Nel 2019 in Italia hanno il diploma quasi 2 donne su 3: il 64,5% del totale; quota di circa 5 punti percentuale a quella degli uomini, che si assesta al 59,8%. «Una differenza che nella media Ue è di appena un punto percentuale». A rivelare il dato – che accomuna, tra i maggiori Paesi europei, Italia e Spagna –  è il rapporto Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali relativi al 2019. E il livello di istruzione femminile sensibilmente maggiore di quello maschile è confermato anche dai dati sulla laurea: le donne laureate sono il 22,4% contro il 16,8% degli uomini; vantaggio femminile ancora una volta più marcato rispetto alla media Ue. Un risultato che, spiegano dall’Istat, «deriva anche da una crescita dei livelli di istruzione femminili più veloce rispetto a quella dei maschi: in cinque anni la quota di donne almeno diplomate e di quelle laureate è aumentata, in entrambi i casi, di 3,5 punti (+2,2 punti e +1,9 punti i rispettivi incrementi tra gli uomini)».

Nonostante questo però il tasso di occupazione femminile è «molto più basso di quello maschile»: 56,1% contro 76,8%. Si tratta, osservano i ricercatori Istat, di «un divario di genere più marcato rispetto alla media Ue e agli altri grandi Paesi europei». Lo svantaggio delle donne si riduce però all’aumentare del livello di istruzione.

Scendendo nel dettaglio, in Italia nel 2019 i diplomati tra i 25 e i 64 anni sono pari al 62,2% (+0,5 punti rispetto al 2018), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’Ue a 28) e a quello di alcuni tra i più grandi Paesi dell’Unione: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito. Solo Spagna, Malta e Portogallo hanno valori inferiori all’Italia. Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%). «Anche la crescita della popolazione laureata è più lenta rispetto agli altri Paesi dell’Unione, con un incremento di soli +0,3 punti nell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimo quinquennio (+3,9 punti)», si legge nel rapporto Istat.

Stando ai dati della ricerca, «i livelli e la velocità di cambiamento di questi indicatori risentono anche della struttura demografica della popolazione e della sua evoluzione. Nel Mezzogiorno rimangono decisamente inferiori sia i livelli di istruzione (il 54% possiede almeno un diploma, 65,7% nel Nord) sia i tassi di occupazione anche delle persone più istruite (71,2% tra i laureati, 86,4% nel Nord). Il divario territoriale nei tassi di occupazione dei laureati è più ampio tra i giovani e raggiunge i 24,9 punti. Migliora il tasso di occupazione dei giovani diplomati e laureati alla fine del percorso di istruzione e formazione (+2,2 punti sul 2018; 22,8 punti di divario dall’Ue)».

22 luglio 2020