In mostra a San Giuseppe dei Falegnami la missione, «impegno per tutti»
In apertura del mese missionario, il vicegerente Reina ha benedetto l’esposizione, che resterà aperta per tutto il Giubileo. Albanese (Ufficio diocesano): «Una riflessione su quanto sta avvenendo nel mondo. Le disuguaglianze gridano vendetta al cospetto di Dio»
Mateus ha due mesi e si sta portando il pollice in bocca. Come farebbe qualsiasi altro bambino della sua età. Ma il suo viso è totalmente tormentato dalle mosche. «Che cosa ti piacerebbe fare da grande?», si legge su un poster che lo ritrae sofferente. Risposta: «Vivere». Mateus purtroppo non ce l’ha fatta. «È morto per la fame – scrive in una lettera una missionaria che lo ha conosciuto in Brasile -. Sapevo che sarebbe successo. L’ho sentito non appena l’ho preso in braccio».
È nel suo viso e nelle storie di tante persone come lui che ci si può imbattere visitando la mostra “Missione che passione! Il mondo visto da un’altra prospettiva”, allestita e presentata ieri, 2 ottobre, nell’oratorio della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano, alla presenza del vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma, che ha presieduto la Messa e benedetto l’esposizione.
Girando tra i pannelli si può leggere la storia di Arouna Kandè, rifugiato climatico originario del Senegal. «Lavoravo in una fattoria. I campi si sono inariditi. La distruzione della natura ci ha costretti a lasciare le nostre case», racconta. Oppure ci si può fermare a guardare lo sguardo perso di un bambino di Hulene, il quartiere sorto intorno alla Lixeira, la grande discarica africana di Maputo, in Mozambico. Alle sue spalle un enorme immondezzaio a fare da sfondo. Con un paio di persone che cercano disperatamente nella spazzatura qualcosa da mangiare.
L’incontro di ieri ha dato il via al Mese missionario nella diocesi di Roma, che avrà il suo momento culminante nella veglia missionaria diocesana, in programma il 19 ottobre alle 20.30 nella basilica di San Paolo fuori le Mura, presieduta dallo stesso Reina, alla vigilia della Giornata missionaria mondiale, che si celebrerà in tutte le parrocchie domenica 20 ottobre. La mostra è stata realizzata dalla Comunità missionaria di Villaregia e resterà aperta per tutto il Giubileo (ogni giorno dalle 15 alle 18). Un vero e proprio viaggio in terre geograficamente distanti, ma a noi prossime nella fede. Attraverso 13 roll-up e una decina di totem e pannelli, il visitatore può intraprendere un percorso immersivo in differenti realtà del mondo.
Disparità economiche. Povertà e spreco alimentare. Diritto al cibo, all’acqua e all’istruzione. Queste e altre tematiche vengono affrontate attraverso il percorso espositivo, che ha lo scopo di «proporre una riflessione su quello che sta avvenendo oggi nel mondo, partendo dal presupposto che le diseguaglianze gridano vendetta al cospetto di Dio», ha spiegato padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per la cooperazione missionaria tra le Chiese della diocesi di Roma. Per il sacerdote è importante in questo senso «riaffermare il primato della missione», che è «unica, senza confini e aperta all’universalità». La mostra aiuta a comprendere, ha concluso Albanese, che «l’unico vero antidoto agli oscuri presagi del nostro tempo è il Vangelo e che l’impegno missionario riguarda tutti quanti, nessuno escluso».
Riflessione rilanciata da Reina nell’omelia. «Nell’invitarci ad andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo e battezzare, Gesù ci ha rassicurato che sarà con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», ha esordito il vicegerente. È proprio per questo motivo, ha aggiunto, che «non possiamo stare fermi, interrompendo così il processo vitale che Lui stesso ha innestato». Perché «la missione è una dimensione costitutiva dell’essere Chiesa. È un motivo di vita, non un optional», sono ancora le sue parole. Con l’aiuto di una metafora Reina ha poi osservato: «Senza di essa la Chiesa è come una macchina che viene parcheggiata proprio sul più bello, dopo aver acceso il motore e aver fatto rifornimento grazie alla liturgia, alla catechesi e alla carità». Il vescovo si è augurato quindi che il mese di ottobre non sia solo una parentesi, ma possa costituire quel pungolo che risvegli le coscienze di tutti i cristiani e li spinga a mettersi in cammino. «Una fede che manca di evangelizzazione, è una fede sterile – ha sottolineato -. È l’unica dimensione che ci permette di annunciare qualcosa che ci è stato affidato, ma che non è nostro. Ogni occasione sia dunque buona per fare esperienza di mondialità, a partire delle nostre famiglie», ha concluso il vescovo, che ha invitato a «scaldare i motori e partire».
3 ottobre 2024

