In Sudan, «guerra contro le persone. Basta violenze»

La denuncia di Medici senza frontiere al Consiglio di sicurezza Onu. L’appello: «Fornire aiuti salvavita. Dopo 2 anni di combattimenti, la risposta internazionale è stata fin troppo limitata»

La fine delle violenze contro i civili e un rinnovato impegno per fornire aiuti salvavita. Queste la richieste avanzata ieri, 13 marzo, dal segretario generale di Medici senza frontiere (Msf) Christopher Lockyear davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a proposito della catastrofica crisi umanitaria causata dalla guerra in Sudan. Una guerra che, ha rimarcato, «non può continuare a essere combattuta con un simile disprezzo per le vite dei civili. Dopo quasi 2 anni di combattimenti, la risposta internazionale è stata fin troppo limitata, ostacolata dalle parti in conflitto e aggravata dalla mancanza di responsabilità, risorse e leadership», le parole di Lockyear.

La guerra in Sudan, ha osservato, è soprattutto «una guerra contro le persone». Le Forze armate sudanesi (Saf) hanno bombardato ripetutamente e indiscriminatamente aree densamente popolate. Le Forze di supporto rapido (Rsf) e le milizie alleate hanno portato avanti una campagna di violenze, fatta di stupri sistematici, rapimenti, uccisioni di massa, saccheggi di aiuti umanitari e occupazione di strutture mediche. Entrambe le parti hanno assediato città, distrutto infrastrutture civili essenziali e bloccato gli aiuti umanitari.

Msf fornisce assistenza medica in 11 dei 18 Stati del Sudan, operando su entrambi i fronti del conflitto, secondo i principi umanitari che la contraddistinguono. I team di Msf nel Paese hanno segnalato molte volte i livelli preoccupanti di malnutrizione in diverse zone, mentre malattie infettive prevenibili con i vaccini sono in aumento. L’imminente stagione delle piogge, spiegano dall’organizzazione, acuisce l’urgenza di assicurare alle persone nelle aree devastate dalla guerra forniture alimentari e mediche.

«Mentre in questa sede si fanno dichiarazioni, i civili rimangono invisibili, senza protezione, bombardati, assediati, stuprati, sfollati, privati di cibo, cure mediche e dignità – ha ricordato il segretario generale -. La risposta umanitaria vacilla, paralizzata dalla burocrazia, dall’insicurezza, dall’esitazione e da quello che rischia di diventare il più grande disinvestimento negli aiuti umanitari della storia». Di qui l’appello a un rinnovato impegno nella protezione dei civili e a far fronte alle necessità umanitarie. «La crisi in Sudan impone un cambiamento radicale, abbandonando gli approcci fallimentari del passato – il monito -. La vita di milioni dipende da questo».

14 marzo 2025