Incontro mondiale: la santità a misura di famiglia

Al Convegno teologico pastorale, l’intervento dell’attore e autore Giovanni Scifoni dedicato ai santi sposi. La testimonianza del nipote sui coniugi Beltrame Quattrocchi, protettori dell’evento mondiale. «Coniugare l’assoluto  di Dio con la frenesia della quotidianità»

«Il santo non è un eroe, a cui guardare con ammirazione o con invidia», ma è,  al contrario,« uno che ti dice: io sono esattamente come te», perché «spesso i santi sono persone senza qualità e senza talenti». Così Giovanni Scifoni, attore e autore, ha presentato insieme alla moglie il sussidio realizzato dal dicastero vaticano Laici, famiglia e vita e dedicato ai santi sposi. In particolare, intervenendo nell’ultima giornata dei lavori del Convegno teologico-pastorale, organizzato nel contesto del X Incontro mondiale delle famiglie dedicato a “L’amore familiare: vocazione e via di santità”, il volto di uno dei medici della fortunata serie televisiva “Doc” ha guardato alla vita di alcune coppie di sposi beati, «chiamati semplicemente ad operare, vivere e lavorare affinché si compia l’opera di Dio su un altro. Non su di me».

L’artista, che cura per Raiplay un format dedicato proprio alla vita dei santi, coinvolgendo nelle riprese la moglie e i tre figli, ha raccontato dei coniugi Sergio e Domenica Bernardini, «che nonostante le disgrazie e la morte di tanti familiari hanno vissuto con gratitudine», senza mai pensare di «essere in credito con la vita». Ancora, Scifoni ha presentato «la storia di dolore, coraggio, forza e perdono» di Cyprien e Dophrose, che hanno sperimentato «l’orrore della guerra civile del Ruanda», e quella degli sposi giapponesi Takashi e Midori Nagai, «nel cui quartiere cadde la bomba della strage di Nagasaki». Tutti «questi sposi coraggiosi, umili, piccoli e fragili – sono ancora le parole di Scifoni -, ci dicono che da qualunque distruzione e da qualunque orrore Dio può  creare una santa famiglia di Nazareth».

Tra i modelli proposti, anche Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, primi a essere beatificati come coppia da Giovanni Paolo II nel 2001 e scelti come protettori dell’evento mondiale. Di loro, «persone assolutamente normali, capaci, giorno dopo giorno, di stupirsi della bellezza del mondo», ha parlato nel corso della conferenza, che ha interessato la prima parte dei lavori della mattinata, Francesco Beltrame Quattrocchi, figlio adottivo della venerabile Enrichetta, figlia dei due coniugi beati. Anche Patrizia e Andrea, dei quali proprio Enrichetta è stata testimone di nozze, hanno portato la loro testimonianza, riconoscendo nel matrimonio cristiano «una vera via di santità», nella quale «coniugare l’assoluto  di Dio con la frenesia della quotidianità».

“Cammini di santità” è invece il filo rosso che ha legato le quattro testimonianze delle famiglie che hanno animato l’ultimo panel di queste giornate di riflessione. Moderato dai giovani sposi Laura e Alessandro Tacchini, lo spazio di condivisione ha visto intervenire Soren ed Elizabeth, americani, che hanno parlato dell’importanza del discernimento, che «serve per trovare la vita nel Cielo e nella Trinità», prestando «attenzione alle voci che arrivano al nostro cuore e sapendo riconoscere quella del Buon Pastore».

Stella e Victor, genitori di 6 figli e nonni di 8 nipoti, provenienti dal Paraguay, hanno invece presentato la loro esperienza di un cammino di accompagnamento spirituale denominato “Pastorale della speranza” e rivolto ai divorziati di nuova unione. «Il primo pilastro – hanno sottolineato – è mostrare a queste persone una Chiesa accogliente, perché in quanto battezzati rimangono membri della Chiesa stessa». Ancora, Agnes e Taufiq, indonesiani, sposati dal 2001 e genitori di due bambini. Lei è cattolica mentre lui era musulmano ma lo scorso anno si è  convertito alla religione cattolica, seguendo «i tempi di Dio, che sono sempre perfetti». Da ultimo, la testimonianza di Daniel e Leila, cattolici maroniti di Sidney, che nel 2019 hanno visto morire in un incidente stradale tre dei loro 7 figli. Riconoscendo nel perdono «una via di santità e di libertà e pace interiore», i due sposi hanno raccontato di essere riusciti a perdonare l’investitore ubriaco capendo di «non poter rimanere bloccati nel dolore e nel lutto», guardando a «Gesù  Cristo,  che è il primo maestro e il massimo esempio di perdono».

25 giugno 2022