Insulti antisemiti, Dureghello: «Problema che riguarda l’intera comunità»
La presidente della Comunità ebraica di Roma esprime soddisfazione per la risposta di istituzioni e società civile ai fatti avvenuti all’Olimpico. Il presidente della Lazio Lotito in Sinagoga: viaggio nei luoghi della Shoah per 200 tifosi
Guarda alla risposta di istituzioni e società civile alle manifestazioni antisemite avvenute allo stadio Olimpico di Roma la sera del 22 ottobre, Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma. E prende atto «con soddisfazione» della reazione alla violenza inumana di quegli insulti, simboleggiati in maniera emblematica dagli adesivi raffigurante Anna Frank, vittima simbolo dell’Olocausto, con la maglietta della Roma, lasciati nella Curva Sud dello Stadio dai tifosi della Lazio, accompagnati da scritte antisemite e insulti di ogni tipo. In una nota diffusa questa mattina, 24 ottobre, Dureghello evidenzia che questa risposta «rappresenta la presa di coscienza di un problema che non riguarda esclusivamente le comunità ebraiche ma l’intera collettività».
L’auspicio espresso a nome di tutta la Comunità ebraica è che «il governo, le procure e le altre autorità preposte, agiscano affinché le leggi del nostro Stato vengano rispettate ovunque e non esistano più territori franchi come sono state alcune curve fino ad oggi»,, prosegue Dureghello, secondo cui «come ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’utilizzo dell’immagine di Anna Frank è un atto disumano e allarmante». Per la presidente della Comunità ebraica di Roma, «ben vengano le iniziative delle singole società, serve però una riflessione più ampia, che coinvolga le istituzioni politiche, dello sport e le società di calcio affinché il fenomeno venga definitivamente debellato. Il rischio – conclude – è che spenti i riflettori ci si dimentichi della necessità di risolvere un problema che offende la società civile e penalizza la parte sana del tifo in Italia».
Nella mattinata intanto il presidente della Lazio Claudio Lotito si è recato insieme a una delegazione del club alla Sinagoga di Roma, per rendere omaggio alla comunità ebraica, portando una corona di fiori. «Noi oggi siamo qui – ha detto – per testimoniare ancora una volta la nostra dissociazione nei confronti di qualsiasi forma di xenofobia, razzismo, antisemitismo. La società – ha chiarito Lotito – ha sempre messo in campo tutta una serie di azioni volte a prevenire e reprimere certi fenomeni che non ci appartengono. La stragrande maggioranza della tifoseria della Lazio condivide questa posizione e faremo altre iniziative per prevenire in futuro certi episodi». Come il viaggio annuale al campo di concentramento di Aushwitz per 200 giovani tifosi, per educare a «non dimenticare» la storia e a non «giocare su fatti sui quali non si può giocare» e sui quali «non esiste lo sfottò».
Nessun rappresentante della Comunità ebraica di Roma era presente alla Sinagoga per accogliere il presidente Lolito il quale ha assicurato che la società «combatterà come ha sempre fatto fino ad oggi questi fenomeni, non giustificando alcuno. Vuole fare chiarezza sugli autori di questi fenomeni attraverso la ricostruzione delle telecamere» e la stampa dei volantini.
24 ottobre 2017

