Iraq, l’appello di Sako per il rilancio del Consiglio delle Chiese
Dal patriarca caldeo arriva l’invito a sostenere una «azione cristiana comune» a sostegno di tutti i battezzati iracheni, nelle circostanze difficili che molti di loro attraversano
Un «Consiglio delle Chiese in Iraq» come strumento per favorire una «azione cristiana comune» a sostegno di tutti i battezzati iracheni, nelle circostanze difficili che molti di loro attraversano. È la proposta che il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako – che sarà creato cardinale da Francesco nel Concistoro del 29 giugno – ha lanciato ai capi delle Chiese e delle comunità ecclesiali presenti in territorio iracheno, in una lettera datata 26 aprile 2018 e diffusa in questi giorni attraverso i canali ufficiali del Patriarcato caldeo.
Nella lettera, il patriarca prende atto che la proposta di costituzione dell’organismo, fortemente auspicato dal Patriarcato caldeo, non ha raggiunto finora gli obiettivi desiderati, e propone di superare l’immobilismo passato iniziando a programmare un incontro generale per riconsiderare in maniera obiettiva il ruolo del Consiglio e condividere le proprie riflessioni riguardo al presente e al futuro della presenza dei cristiani nel Paese. In particolare, Sako evidenzia che il nuovo organismo non dovrà interferire nelle questioni interne a ciascuna Chiesa e comunità ecclesiale, né potrà impedire alle singole realtà ecclesiali di avere contatti diretti e autonomi con le diverse istituzioni statali e politiche. Potrà invece promuovere occasioni di comunione come le preghiere comuni per la pace e le iniziative messe in atto durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Quella del Consiglio delle Chiese è un’opportunità che il Patriarcato di Babilonia dei Caldei caldeggia da oltre un anno e mezzo. L’obiettivo: dare vita a un organismo unitario, al quale dovrebbero aderire tutte le Chiese cattoliche, ortodosse, orientali pre-calcedoniane e evangelico-protestanti, in grado di interagire anche con il governo centrale e i poteri politici e amministrativi locali. Nelle intenzioni che muovono la proposta del Patriarcato caldeo, il nuovo organismo dovrebbe rappresentare uno strumento utile anche per affrontare insieme le conseguenze del conflitto con i jihadisti dell’autoproclamato Stato islamico (Daesh) e i problemi connessi alle divisioni settarie che ancora mettono a rischio l’unità del Paese. Al momento però, nonostante l’interesse dimostrato da altre compagini ecclesiali, non è stato avviato nessun processo di attuazione delle dichiarazioni d’intenti.
6 giugno 2018

