L’Italia, «il Paese più vecchio al mondo»

Alla Cattolica il convegno su genitorialità e natalità. Di Pietro: «Educare a speranza, responsabilità e affettività». Ricerca del Centro studi volontariato: «Prevedere percorsi, non interventi isolati»

La denatalità è una criticità generalizzata a livello mondiale tanto che i dati del World fertility report dello scorso anno mostrano come il 55% dei Paesi – che rappresenta più dei 2/3 della popolazione mondiale – ha già una fertilità inferiore al livello di sostituzione che corrisponde a 2,2 figli per donna. Nel 2100 si stima che questo parametro sarà pari a 1.8 figli per donna e dunque sotto il ricambio generazionale. In questo scenario, l’Italia è «il Paese più vecchio al mondo» con poco meno di 380mila nascite nel 2023 – con un calo del 3,4% rispetto all’anno precedente – e un rapporto di 1,21 figli per donna secondo i dati Istat dell’ottobre scorso.

A ricercare ed esporre le cause dietro a questi numeri, identificandole in «un insieme di fattori demografici, economici e sociali», è stata sabato mattina, 1° marzo, Maria Luisa Di Pietro, direttrice del Centro di ricerca e studi sulla salute procreativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’occasione: il convegno “Cultura della genitorialità e promozione della natalità” che ha avuto luogo al Centro Congressi della Cattolica ed è stato promosso dall’ente di ricerca dell’ateneo insieme alla Confederazione dei consultori di ispirazione cristiana, al Centro studi sul volontariato e la partecipazione sociale (Cesvopas) e all’Istituto scientifico internazionale Paolo VI. «I giovani non si rendono conto di perdere giorno dopo giorno quel tesoro che permette di aprirsi alla genitorialità ossia la fertilità – ha detto Di Pietro -, perché se anche fossimo in grado di intervenire su tutti i fattori socio-economici che contrastano la natalità non significa che avremmo più nuovi nati».

Per l’esperta, infatti, è importante «creare una alfabetizzazione per la salute pre-concezionale che parta dall’adolescenza», laddove «fumo, alcool, droghe, dieta sbilanciata, scarso movimento ed esercizio fisico sono fattori di rischio per la fertilità, che già dai 24 anni si riduce sia nelle donne che negli uomini». È in un’educazione «alla speranza, alla responsabilità e all’affettività» che Di Pietro identifica una strada da seguire, con «l’obiettivo di dare conoscenze su questi temi ai più giovani». Proprio in questa direzione operano i consultori di ispirazione cristiana che, come ha spiegato Livia Cadei, direttrice del Cesvopas, «sono un presidio a bassa soglia, prossimo, vicino e dove tutti possono entrare» ma anche «uno strumento sociale di aiuto educativo che riserva un’attenzione integrale alla persona e alla famiglia», con il fine di favorire «un sistema formativo integrato e un cambiamento della coscienza sociale».

Documentare e portare alla luce gli interventi e le azioni dei consultori orientati alla promozione della natalità, agendo specialmente con e per i più giovani che appaiono «disorientati e che faticano a crescere in questa alfabetizzazione emotiva», è stato l’obiettivo della ricerca che il Cesvopas ha condotto nel 2023 somministrando questionari e prevedendo momenti di focus group su base regionale, «raggiungendo nell’intero territorio nazionale 125 consultori, per un totale di 7.900 operatori tra volontari e professionisti, mappando e fotografando sia i punti di forza che le criticità», come ha illustrato Alessia Tabacchi, dell’equipe che ha curato tale ricerca.

Risultano 75mila i giovani coinvolti in oltre 10.900 percorsi di educazione all’affettività quale «base preventiva rispetto a forme di violenza di genere, bullismo e, in generale, comportamenti devianti»: numeri che dicono «della vastità della proposta offerta», ha sottolineato la referente del Cesvopas. Ancora, Tabacchi ha messo in luce come «nella quasi totalità delle realtà dei consultori si tratta di prevedere dei percorsi e non degli interventi singoli», a dire che «emerge l’attenzione alla formazione della persona e che c’è un accompagnamento che coinvolge tutto il ciclo della vita e all’interno di una comunità che accoglie».

La giornata di studio e confronto, aperta dai saluti di fra’ Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio per la pastorale familiare della Cei, e di Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, ha visto, tra gli altri, l’intervento di padre Maurizio Pietro Faggioni, ordinario di Bioetica dell’Accademia Alfonsiana. «L’amore coniugale, quello benedetto da Dio, ha 4 caratteristiche: è pienamente umano, totale, fedele ed esclusivo e fecondo – ha detto il religioso -. Se mancano, manca l’alterità e così anche la reciprocità e la complementarietà» perché «la genitorialità si realizza quando la coppia sa fare esodo da sé», poiché «divento genitore se mi apro a un modo di esistere diverso da me». Affidate a Domenico Simeone, preside della Facoltà di Scienze della formazione della Cattolica, e al vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico dell’ateneo, le conclusioni. Il primo ha riconosciuto che «abbiamo bisogno di una nuova cultura per uno slancio generativo», definendo i consultori «un luogo di conoscenza e di ricerca», oltre che «una realtà che promuove e crea movimento, incontrando le persone là dove vivono». Il secondo ha auspicato «il rafforzamento di una progettualità condivisa e della collaborazione reciproca» per combattere «il virus dell’individualismo della modernità che ha corroso il tema dell’umano». Ma «la rotta si inverte se infondiamo fiducia e speranza», ha concluso il presule.

3 marzo 2025