La app Immuni per tracciare il contagio

Mirta Michilli (Fondazione Mondo Digitale): bene ma attenzione ad accessibilità e digital divide per categorie a rischio. A cominciare dagli anziani

Un’app per contrastare il contagio da coronavirus. Si discute in questi giorni di “Immuni”, l’applicazione di contact tracing, in grado di ricostruire la catena dei contatti avuti da una persona risultata positiva al Covid-19. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha assicurato che non sarà obbligatorio il download dell’app ma secondo gli esperti per essere efficace il tracciamento dovrà riguardare almeno la metà della popolazione. Uno dei problemi però potrebbe essere rappresentato dal digital divide, ancora molto presente nel nostro Paese. E che interessa le categorie più a rischio rispetto al virus, come gli anziani.

Secondo gli ultimi dati Istat relativi al 2019, solo il 29,1 per cento degli utenti di internet di 16-74 anni ha competenze digitali elevate. La maggioranza degli internauti ha invece competenze basse (41,6%) o di base (25,8%). Non solo, ma una forbice resta quella dell’uso degli smartphone rispetto al cellulare, appannaggio della popolazione più giovane. «Riteniamo che l’app Immuni sia essenziale per permettere alle persone di muoversi in sicurezza nella fase 2 fino al vaccino, è una responsabilità civica scaricarla e utilizzarla, con tutte le garanzie del caso, come il rispetto dei dati sensibili – sottolinea Mirta Michilli, direttore generale  di Fondazione Mondo Digitale -. Crediamo anche che debba essere indicata chiaramente la data di fine utilizzo e condivisione dei dati. E che debba essere garantita la facilità d’uso: l’app deve essere, innanzitutto molto semplice e deve funzionare con poca banda. Inoltre è importante l’interfaccia utente per renderla accessibile a tutti, anche alle  persone con disabilità».

app di tracciamento contagio coronavirus covid-19Ma, spiega Michilli, un’attenzione particolare va riservata agli anziani, una delle categorie più a rischio per il contagio da coronavirus.  «Molto probabilmente funzionerà solo per chi ha uno smartphone e questo potrebbe tagliar fuori una quota di anziani, che non riuscirà a beneficiarne per muoversi in sicurezza. Quindi credo che debba essere messa in campo una policy di incentivi per chi voglia cambiare il proprio cellulare con uno smartphone anche dai requisiti minimi, per utilizzare app. C’è una quota di over 65 che vive sotto una certa soglia di reddito e quindi non può permettersi un telefono troppo performante».  Secondo la Fondazione Mondo Digitale si dovrebbe pensare anche a un accompagnamento per aiutare le persone più anziane ad acquisire le competenze d’uso. «Noi già lavoriamo con 65mila utenti all’anno e saremmo ben lieti di far parte di un’alleanza per l’accompagnamento all’utilizzo di questa app. Ma tutto questo va fatto subito».

Il discorso vale anche per le famiglie che vivono sotto alla soglia di povertà e che non hanno disponibilità per acquistare uno smartphone. «Se vogliamo mettere in sicurezza tutte le categorie a rischio lo strumento minimo che tutti devono avere è uno smartphone collegato a internet. Altrimenti chi  rimane fuori come viene protetto?  La tecnologia – aggiunge – ormai costa poco, non credo che sia impossibile ridurre il digital divide, magari coinvolgendo le compagnie telefoniche».

24 aprile 2020