La Cei: «Assurdo investire in armi anziché in agricoltura»

Diffuso il messaggio per la Giornata del ringraziamento, il 6 novembre: “Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto. Custodia del creato, legalità, agromafie”

È attraversato dall’attenzione alla crisi internazionale il messaggio della Cei per la Giornata del ringraziamento, che si celebra il 6 novembre, diffuso oggi, 21 giugno. Il tema: “Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto (Am 9,14). Custodia del creato, legalità, agromafie”. «In un tempo segnato dalla guerra, la mancata produzione di grano affama i popoli e li tiene in scacco», scrivono i vescovi, secondo i quali «le scelte assurde di investire in armi anziché in agricoltura fanno tornare attuale il sogno di Isaia di trasformare le spade in aratri, le lance in falci». E ancora: «Non poche volte all’interno dell’attività agricola si infiltra un agire che crea grandi squilibri economici, sociali e ambientali – osservano -. È ormai ampiamente documentata in alcune regioni italiane l’attività fiorente delle agromafie, che fanno scivolare verso l’economia sommersa anche settori e soggetti tradizionalmente sani, coinvolgendoli in reti di relazioni corrotte – è la denuncia -: il riciclaggio di denaro sporco o l’inquinamento dei terreni su cui si sversano sostanze nocive, il fenomeno delle “terre dei fuochi” che evidenziano i danni subiti dagli agricoltori e dall’ambiente, vittime di incendi provocati da mani criminali, sono esempi di degrado».

Nell’analisi della Cei, «nelle imprese catturate da dinamiche ingiuste si rafforzano comportamenti che minacciano a un tempo la qualità del cibo prodotto e i diritti dei lavoratori coinvolti nella produzione. Si tratta di strutture di peccato che si infiltrano nella filiera della produzione alimentare: si pensi alle forme di caporalato, che portano a sfruttamento e talvolta alla tratta, le cui vittime sono spesso persone vulnerabili, come i lavoratori e le lavoratrici immigrati o minorenni, costretti a condizioni di lavoro e di vita disumane e senza alcuna tutela». Ma parlare di “agromafia” «significa anche parlare di pratiche di agricoltura insostenibili dal punto di vista ambientale e di sofisticazione alimentare che mina la tutela dei prodotti cosiddetti “dop”, così come uso di terreni agricoli per l’immagazzinamento di rifiuti tossici industriali o urbani».

Riprendendo l’immagine biblica della terra creata e affidata all’umanità come «un giardino», i presuli evidenziano il compito degli uomini di «esserne i custodi e i coltivatori, con la responsabilità di trasmetterlo alle generazioni future. La relazione tra cura del creato e giustizia è fondamentale – sottolineano -, perché quando viene meno l’uomo violenta la natura e non promuove il lavoro del fratello». E sulla scorta della Laudato si’, ricordano che «legalità e trasparenza sono determinanti per la salute, per la cura della terra, per la qualità della vita sociale. Senza di esse non c’è amore per la creazione e tutela della dignità della persona, né amicizia sociale per gli uomini e le donne che la lavorano». La Chiesa dunque, assicurano, «continua a denunciare le forme di corruzione mafiosa e di sfruttamento dei poveri e vuole mantenere le mani libere da legami con i poteri di agromafie invasive e distruttive».

Per i vescovi, «le terre inquinate sono frutto anche di silenzi omertosi e di indifferenza». Di qui l’esortazione a «un impegno forte da parte delle autorità pubbliche: è necessaria un’azione continuativa di prevenzione delle infiltrazioni criminali e di contrasto ad esse. Quanto farebbe bene all’economia il sostegno di soggetti che operano nella legalità – è il consiglio -. Essi testimoniano un’economia che valorizza le persone e custodisce l’ambiente. È il segno che la dottrina sociale della Chiesa si incarna nel concreto e promuove relazioni di fraternità tra le persone e di cura verso il creato». Quindi, l’auspicio: «Ben venga ogni strumento normativo disponibile per strappare i lavoratori alla precarietà!” Sosteniamo la responsabilità degli operatori del mondo agricolo e delle loro associazioni: sono reti di sostegno reciproco per far fronte alla pressione delle agromafie, specie in un tempo in cui le difficoltà legate alla pandemia le rendono più forti».

Da ultimo, l’espressione dell’incoraggiamento e del sostegno della Chiesa verso «tutte le aziende agricole esemplari nella legalità. Una testimonianza così preziosa vale tantissimo: arricchisce il tessuto relazionale di un territorio e forma coscienze libere – si legge nel messaggio -. Non ha prezzo un’economia che si alimenta di giustizia e trasparenza. Alle imprese che promuovono lavoro e ambiente va il nostro grazie perché mostrano che è possibile un modello di agricoltura sostenibile. Vediamo anche quante belle esperienze di cooperazione sono garanzia di inclusione sociale!». Parallelamente, «assume sempre più rilevanza la responsabilità dei consumatori nel premiare con l’acquisto di prodotti di aziende agricole che operano rispettando la qualità sociale e ambientale del lavoro. Possiamo diventare protagonisti di un’economia giusta o rafforzare strutture di peccato – è l’analisi -. Ne va, oltre che dell’esistenza personale di uomini e donne, anche della vita sociale, economica ed ambientale del Paese».

21 giugno 2022