La cultura dell’incontro, «scelta di campo» della Chiesa italiana

Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali Cei Corrado in audizione alla Commissione per il contrasto dei fenomeni di intolleranza e odio

Il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei Vincenzo Corrado è stato ricevuto ieri, 21 dicembre, in audizione in Parlamento, alla Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. E ha ricordato anzitutto l’impegno decennale della Chiesa che è in Italia «a favore di una cultura inclusiva che contrasti, attraverso una capillare opera educativa, formativa e soprattutto comunicativa, i brutali fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza. Il tutto – ha aggiunto – sempre mossi da un’attenzione alla persona umana e da una profonda tensione pastorale».

Nelle parole di Corrado, i fenomeni della violenza e dell’odio sono «un problema sociale che richiede risposte attente e puntuali». Ricordando quindi le iniziative messe in campo in questi anni dalla Chiesa italiana per la promozione della «cultura dell’incontro», ha sottolineato che «i progetti, le iniziative e le attività in ambito ecumenico, interreligioso, pastorale, comunicativo e caritativo realizzano, nel concreto e nel quotidiano, una visione aperta e inclusiva che è da sempre nel dna delle Chiese che sono in Italia. Non si tratta infatti di un’attenzione episodica o legata a particolari fatti di cronaca ma di una scelta di campo».

Dal direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei anche un invito forte a «fare rete, lavorare in modo sinergico, così da migliorare l’efficacia di ogni singola azione». A cominciare dal campo dell’educazione. «Insieme – ha sottolineato – è la parola chiave che riassume lo stile con cui la Chiesa che è in Italia sta affrontando le sfide attuali, nella consapevolezza che la costruzione di un mondo solidale e fraterno, in cui nessuno si senta escluso o discriminato, non è appannaggio di qualche élite o di una specifica istituzione ma chiama in causa tutti». Va in questa direzione anche «la decisione di avviare un Cammino sinodale che coinvolga tutte le componenti ecclesiali e raggiunga anche le persone lontane, che si trovano oltre i confini degli “addetti ai lavori”, toccando pure l’ambito ecumenico e interreligioso, con un atteggiamento di apertura e di accoglienza».

C’è bisogno – è l’analisi di Corrado – di «alleanze tra le generazioni, tra i territori, tra le aree interne e quelle metropolitane del nostro Paese, tra la politica, la scuola, le famiglie, il giornalismo.  Insomma, tra tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Paese. Ben venga – ha affermato – un progetto di pacificazione come processo rigenerativo del tessuto sociale: ne beneficeremmo tutti». Soffermandosi quindi sulla «liquidità del contesto attuale», sulla «perdita dell’identità» nell’attuale società mediatica e sulla «complessità e la pervasività dell’hate speech», il direttore dell’Ufficio Cei ha osservato an cora che «online è molto più labile la separazione tra razzismi dichiarati e latenti, superata tra link, like, immagini e condivisioni. Ciò che più turba – ha ammonito – è che il fenomeno dell’hate speech ha a che fare proprio con il linguaggio, capovolgendolo dal suo fine ultimo. Un linguaggio, in estrema sintesi, che è incitamento all’odio». Proprio per questo, «la comune preoccupazione per contrastare tutti i fenomeni di odio e violenza, di cui l’hate speech è sintesi ed espressione infausta, deve portare a stringere alleanze tra associazioni, centri di formazione, scuole e università, parrocchie. L’imperativo diventa quello di fare rete».

22 dicembre 2021