La diocesi di Roma in preghiera per l’Afghanistan
Mercoledì 15 settembre la giornata di digiuno e solidarietà, in risposta all'appello del Papa. La liturgia ai Santi Fabiano e Venanzio, con la testimonianza del barnabita Giovanni Scalese, superiore della missione nel Paese, rientrato in Italia dopo la presa di potere dei talebani
Una giornata diocesana di digiuno, preghiera e solidarietà per il popolo afghano: questa l’iniziativa che la diocesi di Roma propone per mercoledì 15 settembre, memoria della Beata Maria Vergine Addolorata. Alle ore 21, nella comunità parrocchiale dei Santi Fabiano e Venanzio, si svolgerà un momento di preghiera che sarà presieduto dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi di Roma; porterà la sua testimonianza padre Giovanni Scalese, barnabita, superiore della Missio sui iuris in Afghanistan, che a lungo è stato missionario nel Paese asiatico e che è rientrato in Italia in seguito alla presa di potere da parte dei talebani.
La diocesi accoglie così l’appello lanciato nei giorni scorsi da Papa Francesco: «Cari fratelli e sorelle, seguo con grande preoccupazione la situazione in Afghanistan. In momenti storici come questi non possiamo rimanere indifferenti, la storia della Chiesa ce lo insegna. Come cristiani questa situazione ci impegna. Per questo rivolgo un appello, a tutti, a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno. Preghiera e digiuno, preghiera e penitenza. Questo è il momento di farlo. Sto parlando sul serio: intensificare la preghiera e praticare il digiuno, chiedendo al Signore misericordia e perdono».
È proprio Palmieri a ricordare le parole del Santo Padre, nella lettera inviata nei giorni scorsi alla comunità diocesana. «È sotto gli occhi di tutti noi – scrive – il dramma del popolo afghano. La loro storia travagliata, l’abbandono a se stessi e la mancanza di prospettiva futura ci fanno temere per questi fratelli e sorelle. Come avete potuto vedere dai mass media, sono arrivate moltissime famiglie che necessitano di tutto e chiedono accoglienza». Quindi un accorato appello: «Invito tutti voi a unirci come Popolo di Dio. Lo faremo pregando anzitutto per i nostri fratelli afghani, chiedendo l’intercessione di Maria, in particolare per le donne, e trasformando il digiuno in contributo di carità per l’accoglienza delle famiglie di profughi». Quindi un auspicio di solidarietà concreta, devolvendo alla Caritas diocesana il frutto del digiuno. «Siamo in contatto con le istituzioni – sottolinea il vicegerente – e attraverso la Caritas diocesana stiamo cercando di contribuire alle accoglienze; per questo, vi suggerisco di devolvere ad essa il frutto del vostro digiuno e delle offerte che potrete raccogliere. Allo stesso tempo, sarebbe un bel segno evangelico se nascesse anche la disponibilità ad accogliere una persona o una famiglia presso la parrocchia, l’istituto religioso o direttamente in famiglia. La loro speranza viene sostenuta se faranno esperienza della nostra solidarietà».
13 settembre 2021

