La famiglia e la strada di una santità «concreta»

A indicarla, il cardinale De Donatis nell'Incontro diocesano che si è svolto al Divino Amore. Il teologo Epicoco: «Incontrare la persona di Cristo nella persona che ho scelto e che amo»

È nel passaggio da idealità a realtà che si gioca il senso della vita della famiglia quale luogo di testimonianza autentica. Questo il cuore della riflessione che il cardinale vicario Angelo De Donatis ha proposto durante la solenne celebrazione che ha presieduto ieri, 5 maggio, al Santuario del Divino Amore, in occasione dell’Incontro diocesano delle famiglie promosso dal Centro per la pastorale familiare del Vicariato. «Il Vangelo, oggi, ci consegna un bellissimo itinerario di vita da seguire nel quotidiano – ha detto il porporato nella sua omelia – ma spesso rischiamo di non attuarlo, assecondando invece le nostre paure, volendo fare affidamento solo sulle nostre forze e mettendo in atto le solite strategie che ci conducono alla rassegnazione e al fallimento», perché la vita non cambia e non si trasforma «se ricominciamo a gettare le reti ma soltanto se quelle reti le gettiamo in mare avendo fiducia nella sua Parola». Per fare questo è necessario «ristabilire una relazione con il Signore, colui che ha saputo raggiungerci nel profondo, cancellando il senso di colpa»; solo quando, «come Pietro che aveva rinnegato il Signore per tre volte, veniamo raggiunti dalla forza trasformante del perdono misericordioso – ha detto ancora De Donatis -, passiamo dalla dimensione giovanile dell’entusiasmo a quella più solida e concreta della maturità e viviamo le cose per come sono, non per come dovrebbero essere: così si diventa testimoni credibili della risurrezione di Cristo».

Dell’importanza di saper riconoscere la differenza tra «ideologia e concretezza» aveva trattato anche don Luigi Maria Epicoco, teologo e docente alla Pontificia Università Lateranense, guidando nella mattinata un incontro di riflessione sul tema “È possibile la santità nella famiglia oggi?”. «Pensiamo spesso che potremmo essere davvero felici nella nostra famiglia – ha detto il sacerdote – se solo certe condizioni fossero diverse ma non è alle condizioni che dobbiamo guardare quanto, piuttosto, alla prospettiva da cui ci poniamo per osservarle» altrimenti «la santità risulterà sempre qualcosa di troppo distante dal nostro vissuto mentre è da questo che dobbiamo partire per attuarla, un po’ come per preparare la cena dobbiamo cominciare da quello che c’è nel frigo, non da quello che vorremmo ci fosse».

Per essere santi, allora, «bisogna essere concreti e non fare della famiglia un ideale astratto perché il Signore si nasconde in ciò che c’è: è la logica dell’incarnazione e dunque il senso della nostra vita è adesso e qui». Vivere e attuare il Vangelo significa, nella vita del matrimonio e di famiglia, «incontrare la persona di Cristo nella persona che ho scelto e che amo: questa, per me sposo o sposa, è la relazione essenziale e più significativa della mia vita». Ancora, l’altro «è la mia strada nel Mar Rosso perché è nell’altro e con l’altro che Dio ci libera dal nostro individualismo; l’altro è la strada maestra da percorrere, la terra sotto i piedi, non la Terra Promessa che è, invece, Cristo, il nostro destino».

Epicoco, dopo la riflessione teologica, ha fornito alle coppie degli «strumenti di santità collaudati dalla storia della Chiesa e da utilizzare in famiglia, nel quotidiano». È necessario partire dalla Parola,
«lasciando che abiti la ferialità» perché «nel cammino abbiamo bisogno di sapere se stiamo percorrendo la strada giusta come abbiamo bisogno di fare luce tra i nostri ragionamenti e le nostre sensazioni». Quindi occorre fare spazio «al tempo della preghiera perché equivale a coltivare una presenza, quella del Padre», come anche «all’Eucaristia affinché possiamo offrire al Signore il nostro vissuto perché lo trasformi». Ancora, l’importanza di «vivere la carità, come il samaritano, quale segno di vera apertura alla vita», e di «guardare a Maria e ai santi quali modelli per capire che quanto ci dice e ci chiede il Vangelo è possibile realizzarlo, togliendoci perciò l’alibi della distanza con la santità».

6 maggio 2019