La «grande gioia» per don Pirro venerabile

La soddisfazione del postulatore Vittorio Capuzza dopo la proclamazione della eroicità delle virtù del sacerdote che fu confessore di Giovanni XXIII

«Don Pirro Scavizzi, prete romano, è venerabile. Si attende la concessione di un miracolo da Dio per intercessione di don Pirro, per poter procedere verso la sua beatificazione anche in terra». Vittorio Capuzza, da un anno postulatore della causa di canonizzazione del sacerdote del clero romano moto nel settembre 1964, non nasconde la sua «grande gioia» per la proclamazione dell’eroicità delle virtù sancita dal decreto della Congregazione delle cause dei santi autorizzato nei giorni scorsi da Papa Francesco. Si tratta infatti di un passo in avanti decisivo verso la beatificazione di colui che fu, tra l’altro, confessore di Giovanni XXIII. Fu proprio il «Papa buono», sessant’anni fa, a nominarlo predicatore degli esercizi spirituali nel Palazzo Apostolico e ad affidargli nello stesso anno le meditazioni dell’Avvento alla Curia Romana e due anni più tardi la predicazione del mese mariano.

Don Pirro, che si formò al Collegio Capranica, è molto popolare tra i sacerdoti della diocesi. Nato a Gubbio nel 1884, pensò di farsi sacerdote ascoltando un missionario in casa di un sacerdote amico. Fu cappellano militare nelle due guerre mondiali e testimone della tragedia della Shoah, e abbiamo ricordato la sua esperienza con il contributo di monsignor Andrea Lonardo per la rubrica “Ritratti romani”. «Anche dinanzi alla persecuzione nazista don Pirro condivise la visione dell’intero clero romano, prodigandosi per aiutare gli ebrei nel 1944 – lo ricordava Lonardo -. Profondamente toccato dall’esperienza della guerra, fondò poi un gruppo di amicizia ebraico- cristiana e si impegnò perché fosse cancellata dalla liturgia l’espressione “perfidi giudei”».

Don Scavizzi, che accompagnò per molti anni a Lourdes gli ammalati con l’Unitalsi, fu parroco di Sant’Eustachio (ora rettoria), la chiesa del centro storico dove è sepolto. «Qui – ricorda il postulatore – il “pretarello del Vangelo” attuò in breve tempo una rivoluzione conciliare “ante litteram”, coinvolgendo i laici nell’andamento parrocchiale, inventandosi mille modi per attirare i giovani e risvegliare in tutti un profondo sentimento religioso, praticando una carità spirituale e materiale sine glossa, arrivando a togliersi il pane di bocca ed il materasso di sotto per darli a chiunque ne avesse bisogno. Con il congresso delle opere parrocchiali tenuto nel 1920, intendeva far parlare e coinvolgere i laici nelle varie problematiche della sua parrocchia. Da questa prima esperienza pastorale nacquero il Consiglio pastorale e le varie attività che fecero decollare la parrocchia».

Nel suo testamento spirituale scrisse: «Adoro l’unico vero Dio…nel canto della Madonna Magnificat esprimo il mio ringraziamento perché mi ha reso ministro di lavoro sacramentale per innumerevoli anime».

9 marzo 2020