La “lezione” di Benedetto XVI sul Concilio
Febbraio 2013, su Roma Sette l’ultimo incontro con il clero della diocesi. «Andiamo avanti con il Signore». L’invito a vivere la domenica come «festa della creazione»
«Insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza che vince il Signore»: le ultime parole del Papa nell’incontro con il clero romano, lo scorso 14 febbraio, racchiudono il messaggio di speranza che Benedetto XVI ha voluto lasciare ai suoi sacerdoti in un momento così particolare e delicato per la diocesi di Roma. In luogo della lectio divina, il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima con i vescovi, i sacerdoti e i diaconi permanenti di Roma prevedeva per l’Anno della fede una testimonianza del Papa relativa al Concilio Vaticano II, a cinquant’anni dalla sua apertura. E questa testimonianza si è rivelata come una sorta di testamento spirituale, a pochi giorni dalla rinuncia al pontificato: «è nostro compito – ha esortato Benedetto XVI – lavorare perché il Concilio, con la forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa».
Il Papa l’ha definita «chiacchierata», ma quella di giovedì scorso in realtà è stata una attenta e profonda riflessione personale ed ecclesiale sulle dinamiche che hanno portato alla stesura dei documenti conciliari e sui relativi sviluppi della Chiesa fino ad oggi. Dopo aver raccontato un aneddoto sulla vicenda che lo portò a diventare da giovane professore, perito ufficiale del Concilio, il Papa ha ricordato l’entusiasmo che accompagnava l’inizio dei lavori: «Era un’aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, veramente che venisse una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa».
Quindi il Pontefice ha ripercorso le tappe del Concilio. Innanzitutto la riforma liturgica, con le linee fondamentali: la centralità del mistero pasquale, laddove la domenica dovrebbe essere vissuta «come primo giorno, festa della creazione, e non come fine settimana»; e l’intelligibilità della liturgia, che però non doveva scadere nella banalità ma necessita «di una formazione permanente del cristiano». Benedetto XVI si è poi soffermato sul tema relativo alla Chiesa: da una migliore definizione della funzione dei vescovi, accanto al primato di Pietro, alla costruzione trinitaria «Popolo di Dio-Padre-Corpo di Cristo-Tempio dello Spirito Santo»: «è frutto del Concilio – ha ricordato il Papa – che il concetto di comunione diventa sempre più espressione del senso della Chiesa».
Per quanto riguarda il rapporto tra Scrittura e Tradizione, il Santo Padre ha richiamato alla mente che fu grazie a Paolo VI che si arrivò ad una definizione. Infine, circa l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, Benedetto XVI ha evidenziato che nel documento «Nostra aetate» si sottolinea il fondamento di un dialogo nella differenza, nell’unicità di Cristo.
Un capitolo a parte il Papa l’ha riservato al «Concilio dei media», come l’ha chiamato, ossia ai mezzi di comunicazione che, fuori dal contesto di fede in cui si svolgeva il Concilio dei padri, hanno trasmesso una versione distorta dell’assise, causando non pochi problemi sino ad oggi. La giornata dell’incontro con il Santo Padre era iniziata con una processione guidata da cardinale vicario, Agostino Vallini, e terminata con la professione di fede sulla tomba di San Pietro.
Il clima che si respirava era misto di commozione e vicinanza al Papa, tristezza e fiducia nella Provvidenza: «Un Papa straordinariamente lucido che ha tenuto una lezione la cui protagonista è stata la Chiesa guidata dallo Spirito», ha commentato don Filippo Morlacchi, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica. «Penso alla mansuetudine di questo Papa, che ha una grande docilità in un momento così particolare di prova. Encomiabile», ha affermato don Giuseppe Redemagni, parroco di San Paolo della Croce a Corviale. «è stata una grande ricchezza per la riflessione teologica e per la testimonianza viva che ci tramanda come eredità», ha detto don John D’Orazio, viceparroco a San Lino. (di Francesco Indelicato)
17 febbraio 2013

