La Libia verso la Conferenza di Berlino

Il premier Conte da Algeri: «Cessate il fuoco condiviso da tutti e duraturo». Sassoli (Europarlamento): la presenza di Al Serraj e Haftar «successo Ue»

«La Libia in questo momento non ha bisogno di nuove armi, di nuovi combattenti». Incontrando la stampa ad Algeri, ieri, 16 gennaio, dopo il colloquio con Abdelmadjid Tebboune e Abdelaziz Djerad – rispettivamente presidente e primo ministro della Repubblica Algerina democratica e popolare -, il premier italiano ha sottolineato l’importanza di un «cessate il fuoco», alla vigilia della Conferenza di Berlino in programma per domenica 19 gennaio. «Non è importante che sia sottoscritto ma sostanziale», ha affermato. Rispetto all’annuncio di Erdogan relativo all’invio di truppe in Libia, Conte  ha precisato che «possiamo trovare una soluzione per la crisi libica ma senza ulteriori armi, senza ulteriori combattenti. Questo riguarda tutti, indistintamente, i soggetti coinvolti. Adesso è il momento di dare spazio alla diplomazia, al dialogo e al confronto».

Sul tavolo anche l’ipotesi di una missione europea, anche se, ha evidenziato il premier italiano, «queste ipotesi devono concretizzarsi. Sarà una delle possibilità che contempleremo ma dobbiamo confrontarci, discutere, cercare di indirizzare verso una soluzione politica. Una volta sposata questa prospettiva e messa da parte l’opzione militare – ha proseguito – potremo valutare le modalità migliori». Per il presidente del Consiglio, «c’è sicuramente la possibilità di lavorare per portare in Libia, se necessario, un contingente anche di interposizione, di pace. E ci possiamo già dichiarate favorevoli verso questa opzione». Intanto, ha continuato, per il momento sarebbe positivo «se uscissimo dalla Conferenza di Berlino con un cessate il fuoco condiviso da tutti gli attori, duraturo e non momentaneo, e se questo potesse aprire una prospettiva di un dialogo politico e avviare quei percorsi riformatori che contribuiranno a dare un quadro stabile dal punto di vista politico, economico e sociale».

Il premier ha ribadito la centralità di «un approccio inclusivo, rispettoso delle prerogative del popolo libico», insieme alla convinzione che l’opzione militare «sia destinata al fallimento e non abbia nessuna prospettiva di offrire una soluzione stabile e duratura per il Paese». L’opzione militare, nelle parole di Conte, «potrà soltanto arricchire la Libia di armi, di combattenti, allontanando ancora di più una soluzione pacifica e la prospettiva di benessere e ricchezza per il popolo libico». In questo senso, è «un ottimo segnale», secondo il capo del governo italiano, la notizia riferita dai media libici della presenza a Berlino del generale Haftar (che il 4 aprile scorso ha avviato un’offensiva militare contro Tripoli, che però non avanza). «La posizione italiana è stata sin dall’inizio che senza la partecipazione degli attori libici una Conferenza internazionale sarebbe compromessa – le parole di Conte -. Non è accettabile, secondo l’approccio italiano, che si possa discutere del futuro della Libia senza gli attori libici. Non possiamo pensare – ha precisato – che la comunità internazionale possa in modo impositivo e arrogante decidere il destino e il futuro della comunità libica, per quanto questa attualmente sia molto divisa».

Con Haftar dovrebbe prendere parte alla Conferenza di Berlino – organizzata dal governo tedesco e fortemente voluta da quello italiano – anche il presidente Fayez al-Serraj, il premier del governo di accordo nazionale sostenuto dall’Onu a Tripoli. Al Serraj gode del riconoscimento dell’Ue e si è guadagnato l’appoggio economico e militare della Turchia, unico Paese che ha già cominciato a inviare truppe. Gode anche all’appoggio politico di Qatar e Italia e conta sull’appoggio politico di Misurata, città-Stato alleata di Turchia e Italia. Per il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, «la partecipazione del presidente Al Serraj e del generale Haftar alla Conferenza di Berlino è un successo della diplomazia europea. A dimostrazione del fatto che l’Unione quando agisce in maniera unita e compatta è in grado di far sentire la propria voce sulla scena internazionale».

Questo, secondo Sassoli, è il  momento in cui «continuare a fare pressione sulle parti affinché il cessate il fuoco sostanziale di queste ore sul terreno trovi conferma con un accordo formale. È questo l’obiettivo su cui lavorare in vista della Conferenza di Berlino dove l’Unione europea – prosegue – si presenta con un ruolo decisivo. Dobbiamo essere pronti a utilizzare ogni strumento a nostra disposizione, sia civile che militare, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per il monitoraggio del cessate il fuoco e per il rispetto da parte di tutti dell’embargo sulle armi, premesse fondamentali per la stabilizzazione del Paese e l’avvio di un dialogo politico fra tutte le componenti libiche. Ancora una volta l’Europa dimostra di essere portatrice di pace e stabilità al di fuori dei suoi confini».

Ospiti del cancelliere tedesco Angela Merkel, per l’Italia saranno a Berlino il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. A rappresentare l’Onu sarà il segretario generale Antonio Guterres. Presenti alla Conferenza anche il presidente russo Vladimir Putin, e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan; gli Usa saranno rappresentati dal segretario di Stato Mike Pompeo. Ancora, al tavolo ci saranno il presidente francese Emmanuel Macron, e l’egiziano Abdel Fattah al Sisi. Partecipano anche emissari di Regno Unito, Cina, Turchia, Repubblica del Congo, Unione Europea, Lega Araba, Unione africana, Emirati arabi uniti, Algeria.

17 gennaio 2020