La Messa del vescovo Reina nella cattedrale di Agrigento

Il ritorno nella sua Chiesa “madre”, dopo l’ordinazione episcopale. I tre verbi consegnati dall’arcivescovo Damiano: «Ricordare, ringraziare e annunciare»

Ieri, 6 luglio, nella basilica cattedrale di Agrigento, il vescovo Baldo Reina ha presieduto la prima Messa dopo l’ordinazione episcopale ricevuta il 29 giugno nella basilica San Giovanni in Laterano. Tra i concelebranti, l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano e l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Damiano all’inizio della celebrazione ha detto: «Siamo grati al Signore per aver scelto un figlio dalla Chiesa agrigentina, chiamandolo al ministero episcopale»; quindi ha espresso i suoi auguri raccogliendoli in tre verbi. Il primo: «Ricordare. Per i latini, il cuore è sede della memoria. Porta sempre nel cuore – ha detto a don Baldo – quanto il Signore ti ha permesso di vivere nella Chiesa agrigentina che per te è stata casa, scuola e palestra. Qui hai sperimentato la bellezza dei rapporti familiari: l’arte di vivere, di amare; qui ti sei allenato per affrontare il cammino di crescita umana e spirituale».

Il secondo verbo indicato dall’arcivescovo di Agrigento è «ringraziare. Ogni dono – ha osservato – viene da Dio. Ringrazia sempre il Signore per tutte le volte che si è manifestato e si manifesterà nella tua vita e nei volti di chi hai incontrato  e incontrerai. Nel tuo grazie – ha proseguito – c’è anche il nostro, per il servizio che hai reso alla Chiesa agrigentina. Hai servito la comunità ecclesiale con passione nei vari ministeri che ti sono stati affidati, dimostrando amore alla Chiesa e al Vangelo». L’ultimo verbo: «Annunciare. Continua  ad annunciare la bellezza della Parola, così come hai fatto nell’insegnamento e nella predicazione. Con san Paolo, annuncia che la croce ha un primato fondamentale nella storia dell’umanità. Tutto questo vogliamo racchiudere nel dono che ti offriamo: una croce pettorale segnata da due simboli, le spighe e il corallo. Imitando Cristo buon pastore – l’augurio – diventa pane spezzato per la comunità cristiana e per il mondo intero».

Gratitudine, nelle parole del nuovo vescovo, per la Chiesa agrigentina. «Mi sento figlio di questa Chiesa – ha detto nella sua omelia, commentando il racconto evangelico della chiamata degli apostoli -. Sono grato al Signore per le tante persone che mi ha fatto incontrare in questi anni E attraverso le  quali Dio ha benedetto la mia vita. Il Signore – ha proseguito – guida misteriosamente la nostra vita, la guida per sentieri a noi  sconosciuti ma a lui sempre chiari. Vi prego – ha detto rivolgendosi ai presenti – di accogliere il mio grazie: Dio mi ha benedetto attraverso i vostri volti». Hai poi confessato ai presenti di avere chiesto e ottenuto da Lorefice, per la croce pettorale che porta addosso, una piccola reliquia di don Pino Puglisi. «Mi piacerebbe diventare come don Pino – ha concluso -. Mi affido alla vostra preghiera perché il Signore mi conceda di essere lì dove egli vuole, un servo che desidera semplicemente dare la propria vita. A tutti voi – ha continuato – voglio  che giunga il mio bene, l’abbraccio del mio cuore. Porterò sempre nel cuore la Chiesa agrigentina, l’ho sempre amata, ho cercato di servirla, come ho potuto. Non sono stato il migliore dei figli di questa Chiesa, ho cercato solo di servirla nei vari compiti che mi sono stati affidati in mezzo a tanti limiti e fragilità. Se il Signore mi ha chiamato al ministero episcopale, certamente Lui ha per me dei progetti ed io mi arrendo Lui, mi affido alla sua infinita misericordia. A tutti voi – ha concluso – il mio grazie, il mio bene, la mia benedizione». (di Carmelo Petrone, da “L’Amico del Popolo”)

7 luglio 2022