La natura e l’uomo, in viaggio con Salgado nell’Amazzonia
La mostra al Maxxi, un “manifesto ambientalista” con oltre 200 immagini frutto di sette anni di vissuto umano e di spedizioni via acqua, terra e aria
Fuori la frenesia della metropoli, dentro la magia della natura e del mondo. Uno spazio quasi completamente al buio, con una luce puntata solamente in direzione delle fotografie. In sottofondo, i suoni ispirati alla foresta, come il fruscio degli alberi, i canti degli uccelli, il fragore delle cascate. È un viaggio intimo e profondo quello che Sebastião Salgado offre con “Amâzonia”, il suo ultimo e imponente lavoro, accompagnato da una traccia audio appositamente composta da Jean-Michel Jarre ed esposto fino al 13 febbraio al Maxxi, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, unica tappa italiana. Sono oltre 200 le immagini con cui il celebre fotografo, oggi 77enne, cattura la ricchezza della foresta amazzonica e la quotidianità delle popolazioni native che la abitano, realizzando una sorta di “manifesto ambientalista”. Il tutto, con il contrasto bicromo che da sempre caratterizza il suo stile e con una composizione simbolica capace di parlare, grazie alla potenza espressiva, alla coscienza di chi è chiamato a custodire uno dei luoghi più preziosi del nostro pianeta, oggi gravemente minacciato da incendi e deforestazione.

Non è un caso, dunque, che siano due le direttrici lungo cui si snoda l’esposizione, prodotta dal Maxxi in collaborazione con Contrasto e curata da Lélia Wanick, compagna di vita e di viaggio dell’artista brasiliano. La prima è la natura, con scatti sospesi a mezz’aria e appartenenti a diverse sezioni. Tra queste, la “Panoramica della foresta”, in cui viene presentata dall’alto l’Amazzonia con la sua maestosa foresta pluviale, la cui estensione riguarda un’area più ampia dell’intera Unione Europea. C’è poi “fiumi volanti”, una delle caratteristiche più singolari e meno note della foresta, ovvero l’innalzamento nell’atmosfera di grandi quantità di acqua grazie agli alberi che fungono da aeratori. Un fenomeno unico, che influenza i modelli climatici e che, a sua volta, subisce le conseguenze del surriscaldamento globale. Ancora, l’intensità, a volte fatale, delle precipitazioni è rappresentata in “Tempeste tropicali”, mentre “Montagne” mostra le catene montuose della regione, come la Serra do imeri, formata da inselberg, rilievi isolati che si ergono dalla foresta. Si continua con la sezione “Isole nel fiume”, il più grande arcipelago di acqua dolce al mondo che emerge dalle acque scure del Rio Negro, per concludere con “La foresta”, dedicata a quel fragile paradiso naturale che concentra la maggiore biodiversità del pianeta.

La seconda direttrice della mostra è invece l’uomo, a cui è stato dedicato un itinerario suggestivo che si sviluppa nelle “ocas”, tipiche abitazioni indigene dipinte di ocra rossa, in cui sono esposti scatti di donne e uomini delle popolazioni native immortalate nella loro ritualità. Come i Korubo, uno dei gruppi con meno contatti esterni; gli Yawanawá che, dopo una fase di completa invisibilità, hanno ripreso il controllo delle proprie terre, contribuendo a diffondere la loro cultura; o gli Awá-Guajá, tribù che vive in un territorio dove negli ultimi tempi ha preso piede un’attività di disboscamento illegale.
«Questa mostra è il frutto di sette anni di vissuto umano e di spedizioni fotografiche compiute via terra, acqua e aria – le parole di Salgado, fotografo professionista dal 1973 e fondatore, insieme a Lélia Wanick, di “Amazonas images”, agenzia dedicata in esclusiva ai suoi lavori -. Le immagini vogliono essere la testimonianza di ciò che resta di questo patrimonio, che rischia di scomparire. Spetta a ogni essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela». Dopo il progetto “Genesi”, dedicato alla bellezza dei luoghi più remoti del mondo, Salgado è tornato a scrivere con la luce, ancora una volta mosso da un forte senso di responsabilità. Un grido di allarme, il suo, che si leva a pochi giorni dall’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, a Glasgow, e che accende i riflettori su una sfida urgente. Perché l’Amazzonia è il tesoro della terra. L’Amazzonia è ciascuno di noi.
18 ottobre 2017

