“Girls not Brides”. “Bambine non spose”. È il tema della campagna continentale promossa dall’Unione africana contro il fenomeno delle spose bambine, che coinvolge ogni anno in tutto il mondo 10 milioni di ragazze al di sotto dei 18 anni: 25mila ogni giorno. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia si stima che ancora oggi almeno 4 ragazze su 10 si sposino prima dei 18 anni e una su 5 prima dei 15. Di questi giorni l’adesione alla campagna da parte della Nigeria, che diventa il 16° Paese africano, il più popoloso, ad aderire alla campagna, con proprie linee guida a livello nazionale già pubblicate ad Abuja.

Girls not Brides è anche il nome di una partnership a livello globale nata su impulso di un gruppo indipendente di leades mondiali fondato nel 2007 da Nelson Mandela per promuovere la pace e la difesa dei diritti umani nel mondo. L’obiettivo: far conoscere nel mondo i rischi dei matrimoni precoci, difendendo il diritto alla salute e all’educazione dei bambini vittime di tali abusi. Tra i suoi membri principali, ActionAid. Si stima, riferiscono da “Girls not Brides”, che «la possibilità di morire dando alla luce un bambino è cinque volte più alta per le ragazze al di sotto di 15 anni che per le ventenni. Così come la mortalità infantile nel primo arco di vita è del 60% più alta per i bambini nati da madri minorenni». Non solo: offrire in sposa una bambina significa anche compromettere il suo diritto all’istruzione e all’autoaffermazione. Molte di loro infatti sono costrette a lasciare la scuola e, private di un’adeguata educazione, vengono ritenute inutili per la società. Cittadine di seconda classe.

2 dicembre 2016