La preghiera della Cei per la pace

Presieduta dal segretario generale Russo la Messa nella cappella della Conferenza episcopale, in risposta all’invito Ccee a unirsi nella preghiera per l’Ucraina, oltre che per le vittime del Covid

«Dal 2 marzo, ogni giorno le Conferenze episcopali d’Europa si stanno alternando per pregare più insistentemente per chiedere il dono della pace e ricordare le vittime del Covid. Oggi tra l’altro è la giornata internazionale per le vittime del Covid. Celebriamo con questo ricordo, presentando a Dio tutta la nostra umanità. Lo facciamo unendoci con la preghiera che dal mercoledì delle ceneri sta attraversando tutta l’Europa: da paese a paese, da Conferenza episcopale a Conferenza episcopale, da altare ad altare». Il segretario generale della Cei Stefano Russo ha iniziato con queste parole l’omelia della Messa celebrata questa mattina, 18 marzo, nella cappella della Cei. Una risposta all’invito della presidenza del Consiglio delle Conferenze dei vescovi d’Europa (Ccee) a unirsi in preghiera per invocare la pace e pregare per le vittime causate dalla guerra e per i morti della pandemia di Covid-19.

Russo ha ricordato le parole del Papa per ribadire che «siamo sulla stessa barca». Spesso, ha osservato, «anche noi abbiamo ripetuto che ci salviamo insieme, solo insieme. E salvarsi, lo sappiamo bene, non significa solo scampare la morte. Significa cercare di conservare l’umanità in mezzo alle tante sofferenze che i nostri occhi vedono e questo potrà avvenire solo stando insieme, camminando insieme, anche guardando insieme al volto e al cuore di una Chiesa chiamata a un continuo rinnovamento». Il segretario generale Cei ha ricordato quindi l’impegno della Chiesa italiana nel cammino sinodale che l’accompagnerà fino al 2023, come un’occasione per sfruttare la possibilità di rinnovamento. «Abbiamo pregato con la colletta: “Donaci di essere intimamente purificati dall’impegno penitenziale della Quaresima, per giungere alla Pasqua intimamente trasformati”. Occorre chiedere a Dio il dono di essere purificati dall’interno – ha continuato -, nelle parti più profonde della nostra vita, se vogliamo davvero fare un cammino. Mi vado convincendo sempre più che il cammino insieme parta proprio da questa purificazione intima di ciascuno, prima ancora che da qualche capacità organizzativa. Si tratta di avere una nuova postura per provare a metterci in cammino».

18 marzo 2022