La preghiera per le vocazioni, per il dono di “un cuore che ascolta”

Alla vigilia delle ordinazioni sacerdotali,la veglia guidata dall’arcivescovo vicario De Donatis. L’invito: «Nei momenti difficili, ritornare a poggiare il capo sul petto di Gesù». Le storie di due degli ordinandi

L’ascolto è condizione necessaria per diventare strumenti docili nella mani di Dio. È un invito «alla sequela totale e autentica» quello che monsignor Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha espresso venerdì sera, 20 aprile, nel corso della veglia in preparazione alla 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che ha guidato al Seminario Romano Maggiore, a piazza di San Giovanni in Laterano. Rivolgendosi a tutti ma in particolare ai 16 diaconi che ieri, 22 aprile, sono stati ordinati sacerdoti da Papa Francesco, De Donatis ha declinato il tema scelto per la Giornata di quest’anno: “Dammi un cuore che ascolta”. «La dimensione dell’ascolto è la prima che ci lega a Dio – ha chiosato il presule -: in principio vi è il Logos, cioè la Parola che è strumento di relazione», per questo è necessario «che ci svuotiamo di noi stessi per farci ascoltatori».

Ancora, commentando il Vangelo di Giovanni relativo alla rivelazione da parte di Gesù della presenza di un traditore tra i discepoli, De Donatis ha evidenziato «il gesto di intensa intimità che caratterizza l’evangelista: poggia il suo orecchio sul petto del Maestro, interrogandolo» perché è solo «ascoltando cosa c’è nel cuore di Cristo che possiamo riconoscere le nostre infedeltà e, più di tutto, riscoprire la sua misericordia». Quindi, l’arcivescovo ha invitato i nuovi sacerdoti a «ritornare a poggiare il capo sul petto di Gesù nei momenti difficili e di deserto del vostro sacerdozio» perché solo lì «troverete la risposta».

Prima dell’esposizione Eucaristica per il momento di adorazione, due degli ordinandi hanno portato la loro testimonianza, raccontando la propria vocazione. Quella di Juraj Bašković, 37 anni, croato, è maturata in seno al Cammino neocatecumenale. «Inizialmente non avevo interesse per questo carisma – ha ricordato – né mai avrei pensato di diventare un giorno sacerdote» ma all’età di 20 anni «il Signore cominciò a illuminare le mie sofferenze e a guarire le mie ferite affettive dell’infanzia». Rinnovato nella fede, iniziò ad aiutare alcuni missionari, accompagnandoli nell’evangelizzazione; in particolare, durante «un’esperienza in Montenegro capii che volevo essere missionario e mi aggregai ad un’equipe che operava in una diocesi in Macedonia». Quest’esperienza forte e il sentirsi amato da Dio «senza esigere mai che cambiassi o diventassi perfetto mi ha fatto capire che dedicare la vita a fare la Sua volontà deve essere qualcosa di meraviglioso», per cui, dopo quasi sette anni di missione, Juraj entrò al collegio Redemptoris Mater.

Emilio Cenani, 32 anni, originario di San Frumenzio ma cresciuto nella fede nella parrocchia di Sant’Ippolito, vive la vocazione al sacerdozio come «un modo per restituire agli altri quanto ho ricevuto: desidero farmi strumento dell’incontro con Gesù», ha chiosato. Laureato in Medicina, dal terzo anno di studi universitari ha intrapreso un percorso di discernimento che lo ha portato ad entrare al Maggiore, «dopo l’esperienza forte, nel 2005, di un viaggio di missione in Brasile». Nell’incontro con le persone più povere «ho sperimentato un rapporto più profondo con il Signore riconoscendolo, vivo, negli ultimi»; ma non è solo nel vivere la sofferenza di persone lontane bensì anche di «quelle a cui voglio più bene» che il giovane ordinando si è sentito «cercato da Dio nel quale ho riposto tutta la mia fiducia».

23 aprile 2018