La processione di san Martino, «emblema di carità»
Prima la Messa presieduta da De Donatis, con l’incensazione della reliquia. Quindi l’itinerario lungo via Merulana, organizzato dalla parrocchia dei Santi Silvestro e Martino ai Monti. Il cardinale vicario: «Agite con amore verso tutti»
Centinaia di bambini, famiglie, giovani e anziani hanno dato vita ieri sera, giovedì 11 novembre, a un colorato corteo di lanterne in occasione della memoria liturgica di san Martino di Tours, fondatore del monachesimo occidentale e uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. La processione – organizzata dalla parrocchia dei Santi Silvestro e Martino ai Monti con il patrocinio delle ambasciate di Germania, Polonia e Francia presso la Santa Sede – ha attraversato e illuminato via Merulana per raggiungere piazza Santa Maria Maggiore e poi tornare indietro. In testa, un figurante a cavallo nel ruolo di Martino e un gruppo di bambini del catechismo e delle scuole tedesche che hanno animato il corteo con canti dedicati al santo e lucerne colorate, in ricordo della fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo da Candes-Saint-Martin – dove si era recato per mettere pace tra il clero locale – fino a Tours. È così che la comunità si è unita in spirito e preghiera a una delle più antiche e popolari tradizioni d’Europa. «Si tratta di una vera e propria processione di festa – ha spiegato a Roma Sette il parroco padre Lucio Zappatore -. È il terzo anno che la promuoviamo. Ci auguriamo possa diventare un appuntamento fisso per la città di Roma».
Nato nel 316 in Pannonia (l’attuale Ungheria) e figlio di un ufficiale romano, per diversi anni Martino prestò servizio come guardia imperiale fino a quando, ricevuto il battesimo ad Amiens, scelse di abbandonare l’esercito e di dedicarsi all’apostolato. A Ligugé fondò il primo monastero d’Occidente e nel 371 fu eletto vescovo di Tours, in Francia. Morì l’8 novembre 397 e fu sepolto l’11 novembre, giorno in cui ancora oggi viene celebrato. «Tra i grandi testimoni di fede dei primi secoli che si sono distinti per amore, generosità e cura verso gli altri, la Chiesa annovera il vescovo Martino – ha detto il cardinale vicario Angelo De Donatis nel corso della Messa che ha preceduto la processione e che si è conclusa con l’incensazione della reliquia del santo -. La sua vita è costellata di tanti episodi di carità e di cura pastorale verso i fedeli della diocesi di Tours».
Tuttavia, c’è un episodio su tutti che lo ha reso celebre e che è anche il più ricordato nell’iconografia del santo: ancora soldato, durante una ronda notturna in una fredda giornata di inverno, Martino incontrò un povero privo di vestiti e gli donò metà del suo mantello. «In uno dei commenti che la tradizione ci ha lasciato si racconta che Martino non tagliò, ma sfoderò il mantello, dando la fodera calda al povero e tenendo per sé la parte esterna, con la quale fece rientro in caserma senza che alcuno si rendesse conto del suo dono – ha proseguito De Donatis -. Questa bellissima interpretazione evidenzia che ogni gesto di carità deve essere silenzioso, però efficace». Senza clamore, «agite con carità verso tutti», è infine l’invito del porporato. Anche padre Lucio ha auspicato che «la festa possa far crescere, sull’esempio del santo, una maggiore attenzione al servizio e ai poveri – le sue parole -. Martino fu straordinario: taumaturgo ed emblema della carità, riuscì a sconfiggere il paganesimo in Francia».
La processione si è conclusa sul sagrato della basilica, dove due figuranti hanno riprodotto l’episodio del mantello e sono stati distribuiti ai più piccoli i tradizionali dolci di San Martino. «I bambini sono stati davvero entusiasti e felici di prender parte a questo momento – ha raccontato Elisabetta, una delle catechiste -. È una celebrazione veramente preziosa per la comunità».
12 novembre 2021

