La Settimana sociale di Taranto, tappa di un cammino ancora lungo

L’appuntamento dal 21 al 24 ottobre: una presa di coscienza che rende possibile l’impegno per la cura e la fiducia nel futuro. Con il coraggio della conversione

La Settimana sociale dei cattolici che si celebrerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre non vuole essere un momento di pura riflessione e studio. Non possiamo permetterci di riflettere e condividere senza uno sguardo attento al mondo che cambia e alle sollecitazioni che il magistero di Papa Francesco ci sta con pazienza e insistenza proponendo. Anche per questo le giornate che vivremo come delegazione della diocesi di Roma si inseriscono bene nel cammino sinodale. II tema scelto dalla Cei, “Il pianeta che speriamo ambiente, lavoro, #tutto è connesso” non ci invita a fermarci semplicemente a una riflessione teorica delle tematiche che si affronteranno. Il futuro è oggi, e i temi legati all’ambiente e al lavoro sono connessi in modo indissolubile al tema del rispetto e della dignità di ogni persona, unico fondamento sul quale poter immaginare un futuro possibile.

A Taranto arriviamo con i compiti fatti. Diocesi, parrocchie, associazioni sono state sollecitate attraverso “l’instrumentum laboris” ad affrontare il tema nelle sue parti più articolate, potendo contare su una mappa ricca di indicazioni a partire dalla Laudato si’. Economia, lavoro, produzione, commercio, tecnologia non sono aspetti marginali ai nostri stili di vita e al nostro cammino di fedeli: ne siamo immersi, e dettano spesso i tempi e le scelte della nostra vita. Se pensiamo di essere capaci di non temerli dobbiamo però avere la consapevolezza di doverli affrontare, come persone e come comunità portatrici di un annuncio che è un annuncio di Vita e di Salvezza.

La chiave della Laudato si’ è semplice e dirompente; sostenuta da tutto il magistero di Francesco, ci chiede il coraggio della conversione, un repentino cambio di rotta necessario e urgente per vivere nel rispetto e con attenzione verso la terra e chi la abita. Il concetto di cura del creato, in tutte le sue espressioni più profonde, accompagna questo percorso che evoca la nostra vocazione ad essere custodi e responsabili di ogni essere vivente. Tra le righe vengono declinati gli impegni e le scelte che possono determinare un nuovo stile di vita in grado di rendere questa conversione non solo auspicabile ma vera e vissuta.

Tutto ciò ha portato alla raccolta, nella nostra diocesi di Roma, di buone prassi, a verificare come ogni nostra comunità sta crescendo per rispondere a questa conversione; come i territori, nelle loro realtà più articolate, si stanno interrogando o stanno agendo su come rendersi responsabile di questo futuro. La Settimana sociale di Taranto approfondirà e creerà occasioni di dibattito ma non sarà un convegno conclusivo da cui estrapolare atti da leggere con interesse, né un momento per celebrare l’impegno di molte persone che hanno lavorato con tenacia per renderlo possibile. Taranto è la tappa di un cammino che sappiamo essere ancora lungo e impegnativo ma necessario.

Se la conversione non è mai facile a livello personale, di certo è ancora più complessa a livello di popolo; Taranto vuole per questo rappresentare la testimonianza e la preoccupazione di un popolo che si interroga e matura nella responsabilità. Se da una parte abbiamo bisogno di segni visibili di questo cammino, dall’altra come Chiesa non possiamo limitarci a narrare ciò che di bello e importante incontriamo, se poi non lo trasformiamo in opportunità e condivisione che coinvolga la nostra comunità. Sarà una tappa da affrontare con fiducia. Ci guida la Parola del Vangelo che ci richiama con le Beautitudini a essere segni di contraddizione e ci accompagna Papa Francesco quando ci ricorda che non siamo chiamati a occupare spazi ma ad avviare processi. Taranto dovrebbe essere una fase vitale di questo processo: una presa di coscienza che rende possibile il nostro impegno per la cura e la nostra fiducia nel futuro. Questa è la speranza dell’andata. Il ritorno lo dovremo costruire. (*vice direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro)

20 ottobre 2021