“La società adolescente”, la sfida del «sacrificio» e la prospettiva della «Provvidenza»
Il vicario Reina intervenuto alla presentazione del libro del neuropsichiatra Mostarda su “Padri e figli al tempo dell’identità smarrita». Empatia e racconto, per re-imparare il “prendersi cura”
È possibile individuare il momento in cui la società è divenuta adolescente o, meglio, non è evoluta verso la condizione considerata adulta, fermandosi a uno stadio intermedio, quello attuale, definibile “adultescenza”. Per il neuropsichiatra Narciso Mostarda, direttore generale del 118, si tratta di «un fenomeno non neonato o che stiamo scoprendo oggi», infatti «processi tali hanno bisogno di almeno 3 generazioni per generare contaminazione» sicché «l’adulto è diventato un adolescente eterno circa 30 anni fa».
L’esperto ha espresso queste considerazioni sul tema ieri sera, 19 giugno, nella sede della Fondazione Marco Besso, a largo di Torre Argentina, in occasione della presentazione della sua ultima opera edita da Rubbettino e intitolata proprio “La società adolescente. Padri e figli al tempo dell’identità smarrita”. «Temo che non ce ne siamo accorti sufficientemente bene ma questo processo si è insinuato in maniera subdola quando i dispositivi hanno smesso di essere solo dei telefoni e sono diventati fonte di informazione e di conoscenza del mondo, diviso tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace – ha detto Mostarda -. In questo cambiamento noi abbiamo lasciato soli i genitori di oggi, allora adolescenti».
La mancanza di un accompagnamento adeguato sarebbe allora la causa principale della situazione sociale attuale, per il neuropsichiatra, laddove «quell’evoluzione non è stata negativa o dannosa in sé ma di certo non l’abbiamo saputa governare. Quei processi di cambiamento veloci e potenti ci sono sfuggiti di mano». Dall’esperto è giunto dunque un monito: «Bisogna essere in grado e capaci di capire le rivoluzioni in atto» poiché «quel cambiamento, come tutti i cambiamenti, ha portato con sé e ha generato nuove possibilità» tuttavia a preoccupare è oggi «l’immaturità nella quale sono rimasti bloccati gli adulti mentre l’immaturità dei nostri adolescenti è sana ed evolutiva ma da accompagnare adeguatamente».
In dialogo con l’autore, il cardinale vicario Baldo Reina, che rispetto al «quadro allarmante e drammatico presentato dal libro» ha riflettuto su «quando si diventa davvero grandi, al di là di una questione anagrafica», considerando il momento in cui «la vita mette davanti alle situazioni difficili e al sacrificio»; per il porporato, quindi, gli adulti di oggi «sono diventati “adultescenti” quando hanno pensato di eliminare la dimensione del sacrificio». Da qui il richiamo all’episodio biblico del sacrificio di Isacco da parte di Abramo: «Il padre, che viene affrontato e interrogato dal figlio, avrebbe potuto metterlo al riparo dal sacrificio – ha illustrato Reina -, invece vi è l’attuazione di una dimensione non evitante ma assunta dall’alto, la dimensione dell’apertura alla Provvidenza». Secondo il vicario del Papa, allora, sono «queste due dimensioni – sacrificio e Provvidenza – quelle da recuperare anche oggi», ritrovando «i grandi valori, la relazione e la dimensione della trascendenza» e ponendoli al centro di una riflessione più ampia che preveda «il riprendere in mano la sfida educativa nella sua totalità», laddove «l’apprendimento è un processo che passa attraverso il tempo, quello richiesto dall’ascolto autentico dei giovani, senza fermarsi di fronte al loro linguaggio volgare, all’aggressività e all’uso di sostanze», tutti indicatori, per Reina, di «un’umanità che soffre e che richiede e cerca una maternità e una paternità nonché un amore senza giudizio».
Tracciata la rotta, tuttavia, è chiaro che «non ci sono delle formule» risolutive ma c’è di certo «una testimonianza da offrire e che noi grandi siamo chiamati a dare anche recuperando il racconto, che non è un riempitivo, ma un’occasione per formare l’identità dei giovani e per tramandare un bagaglio, perché se manca un anello, o si spezza, la catena viene meno», sono ancora le parole del porporato. Tale dialogo «non è facile e richiede fatica – ha sottolineato Mostarda -, così come non è facile creare un rapporto di empatia con i giovani, che oggi pagano i nostri errori e fallimenti, ma va siglato un nuovo patto educativo e per fare questo servono testimonianza, ascolto tempo ed energia». Ancora, per l’esperto occorre la consapevolezza che «non c’è una cura ma solo il prendersi cura, che è l’unica cosa che cambia la scena».
All’evento, moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli, ha preso parte anche Paolo Boccardelli, rettore della Luiss, che ha notato come «sul tavolo c’è un tema di educazione, anche e soprattutto degli adulti, che deve porre la dimensione etica al centro, offrendo tutti gli sforzi per rompere quella parete di vetro che, in una società sempre più individualista, ci divide dagli adolescenti». La conclusione del rettore è che «la scuola, fin da quella primaria, necessita di investimenti per accompagnare questo cambiamento sociale in atto, laddove il vaso di Pandora è stato ormai scoperchiato».
20 giugno 2025

