La solidarietà di Croce rossa italiana alla Mezzaluna plestinese
Il personale della sede centrale e degli uffici periferici ha osservato un minuto di silenzio per gli 8 operatori uccia nei bombardamenti a Rafah. Il presidente Valastro: «Inaccettabile»
Oggi pomeriggio, 2 aprile, alle 15 i dipendenti di Croce rossa italiana (Cri) e dei suoi uffici periferici si sono fermati per un minuto, in silenzio, per onorare le vite di Mustata Khafaja, Ezmdine Sha’at, Saleh Moammar, Rifaat Radwan, Mohammad Behloul, Ashraf Abu Labda, Mohammad Al-Hila e Raed Al-Sharif, gli operatori della Mezzaluna Rossa Palestinese uccisi a seguito dei recenti bombardamenti a Rafah. Erano intervenuti a supporto della popolazione il 23 marzo scorso e solo il 30 marzo i loro corpi, insieme a quelli dei membri di altre organizzazioni, sono stati recuperati.
La Croce rossa italiana e l’intero Movimento internazionale di Croce rossa e Mezzaluna rossa «sono devastati dall’uccisione di otto colleghi, operatori umanitari che, proprio durante il servizio, nel tentativo di lenire le sofferenze della popolazione falcidiata dal conflitto, hanno trovato la morte», si legge in una nota. Nelle parole del presidente Cri Rosario Valastro, «ciò che sta accadendo ai nostri colleghi e agli operatori umanitari in generale è veramente inaccettabile. Sono 30 – ricorda – che le vite di operatori della consorella palestinese sono spezzate, dall’inizio del conflitto nella Striscia di Gaza. Questa situazione è inaccettabile, ripeto, inaccettabile. Dall’inizio del conflitto, il personale umanitario e sanitario a Gaza si è trovato ad affrontare sfide inimmaginabili, sempre in prima linea davanti alla crisi».
Valastro lo ribadisce: «Queste perdite non sarebbero mai dovute accadere. Anche nelle zone di conflitto più complesse, il diritto internazionale umanitario stabilisce regole molto chiare: il personale sanitario e di soccorso umanitario deve essere rispettato e protetto. Ciò significa che è severamente vietato attaccarli o ostacolarne il passaggio. Inoltre, le Parti in conflitto devono prendere tutte le misure possibili per garantire la loro sicurezza. È responsabilità delle autorità e dei governi – conclude – rispettare e far rispettare queste regole, garantendo la protezione delle persone che rischiano la propria vita per portare soccorso e assistenza a chi ne ha più bisogno».
2 aprile 2025

