La Turchia tra fede e storia, nei nuovi itinerari Orp

Presentate le proposte messe a punto con le autorità turche. Tra le tappe, l’antica città di Myra, scalo di Paolo nel suo viaggio verso Roma, e i luoghi legati a san Nicola

La speranza è il pane dei poveri, recita un antico proverbio turco, radicato così tanto nella cultura del Paese da diventarne quasi uno stile di vita. Lo si è evinto soprattutto ieri, 6 dicembre, negli occhi socchiusi di una fedele inginocchiata in preghiera di fronte al presunto sepolcro vuoto di san Nicola nella chiesa di Myra, in Turchia, dove i marinai baresi giunsero per trafugare le sue reliquie nel 1087. La donna era completamente immersa nel suo dialogo interiore, cullata dal profumo dell’incenso, dai canti e dalle preghiere in greco antico della celebrazione presieduta dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, in occasione della festa del santo, proprio nel luogo dove diventò vescovo.

La speranza la si è percepita anche dalle piccole fiammelle delle candele tenute in mano dai tanti fedeli giunti per la festa, che hanno illuminato i resti dei mosaici presenti tra le navate, facendoli risaltare sul bianco della pietra, quasi riportandoli al loro antico splendore. La chiesa, di stile bizantino, è ormai solo un museo, ma proprio in occasione di questa ricorrenza viene celebrata ogni anno una Messa in rito ortodosso. Il tutto è reso possibile anche dai recenti scavi e dai lavori di restauro, come ha spiegato la professoressa Ebru Fatma Findik dell’università Mustafa Kemal di Hatay, durante l’evento dal tema “Turchia: Terra Santa della Chiesa”, organizzato ieri a Roma, proprio in occasione della memoria liturgica di san Nicola, al Pontificio Seminario Romano Maggiore, dall’Opera romana pellegrinaggi (Orp) in collaborazione con l’ambasciata di Türkiye – Ufficio cultura e informazioni.

È proprio grazie a questa unione d’intenti che prossimamente sarà possibile visitare la Turchia grazie ai nuovi itinerari presentati ieri dall’amministratore delegato Orp monsignor Remo Chiavarini. «Ringrazio le autorità turche per l’impegno profuso ad agevolare il turismo religioso e i pellegrinaggi», ha affermato Chiavarini, il quale ha sottolineato il grande amore dei cristiani per la Turchia e l’importanza che ha avuto nello sviluppo delle prime comunità cristiane delle origini.

E camminando nella città antica di Myra e nei luoghi che hanno visto crescere san Nicola, ce ne si accorge perfettamente. Si respira aria di storia, di mistero, di fede. A partire da Patara, sua città natale, citata anche nel Nuovo Testamento perché vide il passaggio di Paolo e Luca, così come la stessa Myra, scalo utilizzato da Paolo durante il suo viaggio verso Roma. Segni storici del progetto provvidenziale divino, che ha lasciato impronte evidenti in questi territori, come dimostrano le rovine romane che ancora oggi si possono visitare. Orme che sono rintracciabili allo stesso modo anche nella cosiddetta isola di San Nicola, posizionata vicino alla città di Fethiye, dove si possono ammirare i resti di chiese risalenti al IV e al V secolo d.C a strapiombo sul mare, tra le quali quella dedicata proprio al santo, posizionata nel punto più alto dell’isola. Lì si pensa che sia stato seppellito per la prima volta, prima di essere spostato a Myra.

Ripercorrendo i luoghi della vita di Nicola ci si accorge di come questi territori contengano veramente il respiro della spiritualità e della fede. Anche guardando le monumentali tombe dei Lici del V- IV secolo a.C. scavate interamente nella roccia, che risaltano agli occhi sia a Kayaköy, sia a Myra. Sono state costruite in alto, poiché si credeva che una creatura alata giungesse per portare le anime nell’aldilà. Tentativi antichi di sopravvivere alla morte, in un periodo dove la grazia della Rivelazione non aveva ancora illuminato la storia. Tracce della Provvidenza presente comunque in ogni epoca. Orme di quella speranza, simbolo della Turchia, di san Nicola e della cristianità.

7 dicembre 2023