L’appello dei vescovi del Kazakistan per la pace nel Paese

L’invito alla preghiera nella giornata di lutto nazionale. Il presidente della Conferenza episcopale in un messaggio ad Acs: «La pace è nelle nostre mani»

È di circa 200 vittime il bilancio dei disordini che nelle ultime settimane hanno devastato il Kazakistan, sui quali si è soffermato anche Papa Francesco al termine della preghiera dell’Angelus di domenica scorsa, 9 gennaio. Lunedì 10, giorno di lutto nazionale, l’arcivescovo Tomasz Peta è intervenuto con un messaggio in lingua russa – diffuso dalla televisione nazionale e inviato anche alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre -, invitando tutti i cittadini a fare il possibile per risolvere pacificamente l’attuale crisi del Paese. Lamentando i tragici incidenti che si sono succeduti, il pastore dell’arcidiocesi di Maria Santissima di Astana – sede episcopale della Chiesa cattolica che copre il territorio settentrionale del Kazakistan – ha affermato: «Piangiamo le vittime». Quindi ha chiesto al clero dell’arcidiocesi di celebrare le Messe di domani, giovedì 13 gennaio, «per pregare per le vittime e per la pace nel nostro amato Kazakistan». Lo stesso Peta celebrerà la Messa per questa intenzione nella cattedrale di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, nella Capitale Nur-Sultan, già nota come Astana. «Dopo la preghiera dell’Angelus – ha ricordato -, Papa Francesco ha parlato degli incidenti in Kazakistan. Ha affidato il Kazakistan alla protezione di Nostra Signora Regina della Pace di Oziornoje. Seguendo l’appello del Papa, anche noi vogliamo chiedere la pace per intercessione della Patrona del nostro Paese, la Regina della Pace».

Intanto Acs riferisce che la situazione a Nur-Sultan è al momento abbastanza tranquilla mentre Almaty, nel sud del Paese, dove gli scontri sono stati più gravi, segnala ancora difficoltà nelle comunicazioni via internet e tramite dispositivi mobili. Nonostante tutto però il vescovo José Luis Mumbiela, presidente della Conferenza episcopale del Kazakistan, si è potuto unire all’appello alla preghiera nella giornata nazionale di lutto per le vittime. «Qui ad Almaty vi ringraziamo tutti per le vostre preghiere, compassione e preoccupazioni – ha detto -. Vogliamo ricordare nelle nostre preghiere coloro che hanno sofferto di più durante l’ultima settimana. Durante quei giorni e quelle notti, Almaty era nebbiosa a causa delle condizioni meteorologiche, ma c’era nebbia anche nel cuore di molte persone. Il popolo del Kazakistan, soprattutto ad Almaty, non meritava niente del genere». Nelle parole del presule anche l’invito a «ricordare che la pace è nelle nostre mani e dipende da noi. Beati gli operatori di pace. Non ci limitiamo a pregare per la pace ma creiamo pace per gli altri con l’aiuto di Dio». A tale fine, ha proseguito, «cerchiamo di ricostruire il Kazakistan che tutti sogniamo insieme, con tutta la gente di questo Paese e di questa città: un Kazakistan internazionale e interreligioso, un Kazakistan di pace e armonia».

Anche Adelio Dell’Oro, vescovo della diocesi di Karaganda, nel centro-est del Paese, ha ricordato in particolare le vittime della sua diocesi, «dove tante persone hanno versato il loro sangue», e ha sottolineato che «la violenza non condurrà a una nuova società, a un nuovo mondo». Quindi ha esortato a pregare «per tutte le vittime, sperando che tutto si risolva in pace, con giustizia e per il bene di tutti».

12 gennaio 2022