«Lavoro, abitare, fragilità ed ecologia integrale»: le sfide di Caritas Roma

A colloquio con il nuovo direttore, il diacono Giustino Trincia. «Con il Fondo voluto dal Papa è emersa la tragicità della mancanza di un impiego e del lavoro nero»

Un’agenda fitta di appuntamenti tra collaboratori da incontrare, fragili da ascoltare, priorità da stabilire. Un lavoro intenso svolto con «la consapevolezza di far parte di una comunità molto ricca sul piano umano, professionale e spirituale. Una comunità che opera a cerchi concentrici dove gli operatori, pur dovendo a volte affrontare importanti difficoltà, con amore ed entusiasmo mettono i fragili al centro della loro attenzione. Il desiderio di ognuno è quello di aiutare le persone a risollevarsi e al contempo quello di valorizzare le risorse, le capacità, i talenti che hanno i poveri, gli evangelizzatori per natura». Giustino Trincia, diacono permanente della diocesi, dal 1° settembre è il nuovo direttore della Caritas di Roma.

Originario di Spoleto, ha 64 anni, è sposato dal 1980 e ha due figlie e due nipoti. Dalla Cittadella della Carità “Santa Giacinta”, quartier generale dell’organismo pastorale romano, traccia le priorità del ministero di direzione della Caritas, senza mai parlare in termini individuali ma usando il “noi” per «testimoniare un impegno comune» con il nuovo vice direttore don Paolo Salvini. Non a caso nel messaggio di saluto ai parroci e agli animatori della carità della diocesi, la parola chiave a cui si affidano è «insieme. Insieme per contribuire al bene comune, alla giustizia».

Lavoro, abitare, fragilità ed ecologia integrale i quattro ambiti di intervento a cui dare priorità. «Con il Fondo Gesù Divino Lavoratore voluto da Papa Francesco è emersa la tragicità della mancanza di un impiego e del lavoro nero – spiega Trincia -. Una problematica che accomuna la città dal centro alla periferia e viceversa». Per quel che riguarda l’abitare, sottolinea che non bisogna intendere la casa in senso stretto ma «abitare significa consentire alle persone di avere delle relazioni, dei legami, degli affetti e questa solitudine si è andata acuendo». Passando alle fragilità pensa non solo alle persone povere ma anche agli anziani soli, ai malati e ai detenuti. «A Roma – dice il nuovo direttore della Caritas – vivono 992 persone agli arresti domiciliari: 806 uomini e 186 donne. Chi si occupa di loro? Che tipo di prossimità hanno? Come vivono? La povertà non è solo quella materiale ma è anche l’assenza di relazioni umane».

Il quarto ambito di intervento riguarda l’ecologia integrale, con chiaro riferimento all’enciclica Laudato si’. «Non è un nuovo ambientalismo – afferma – ma un paradigma che riguarda il Creato, che significa da un lato dare voce ai poveri e promuovere la giustizia e dall’altro prendersi cura della natura». Parlando infine dell’attualità e dell’accoglienza ai profughi afghani, Trincia ricorda il messaggio inviato ai parroci e ai referenti di settore e di prefettura delle Caritas per chiedere la disponibilità di alloggi per le famiglie. «La peculiarità è che non parliamo di singoli ma di famiglie di 4 e 6 persone con forte presenza di minori». A tal proposito è stato chiesto alla Prefettura «di attivare immediatamente l’Ufficio regionale scolastico». Ricordando poi la giornata diocesana di digiuno, preghiera e solidarietà del 15 settembre rimarca che è «un momento importante. È dalla preghiera che traiamo la linfa vitale e giorno per giorno, con il discernimento fatto alla luce della Parola di Dio, possiamo cercare di crescere nella capacità di accoglienza».

13 settembre 2021