Lavoro e sicurezza: un connubio ancora difficile

Le sigle sindacali del Lazio fanno il punto su infortuni e morti bianche. La richiesta di una Procura specializzata. «Ormai si fa concorrenza abbassando il costo del lavoro, che non è soltanto il salario ma tutto quello che ruota attorno». Le priorità: vigilanza, prevenzione e lotta al sommerso

Sono ancora tante, troppe le morti bianche in Italia. Una strage silenziosa che si consuma nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi. Solo nella Capitale dall’inizio dell’anno sono state 40 le vittime, una delle ultime un operaio edile precipitato dall’undicesimo piano di una delle Torri dell’Eur. «Dietro a questi episodi non c’è sempre la tragica fatalità, anzi, nella stragrande maggioranza dei casi le morti e gli incidenti sul lavoro avvengono perché c’è poca attenzione alla sicurezza – commenta il segretario generale della Uil Lazio Alberto Civica -. A tal proposito siamo partiti con la campagna “Zero morti sul lavoro”, atta a sensibilizzare la cultura della sicurezza non solo tra le aziende e i lavoratori ma anche a partire dalle scuole». Accanto all’informazione, urge poi intervenire sulle imprese inadempienti: «Un’azienda che non si è mostrata irreprensibile sul tema della salute e della sicurezza non deve poter partecipare ad appalti pubblici – prosegue Civica -. Senza un sistema sanzionatorio specifico non sarà possibile fare passi avanti, per questo chiediamo di istituire una Procura specializzata sulle tematiche del lavoro che intervenga rapidamente su questi casi di violazione della legge».

Intanto il governo ha annunciato un giro di vite già per i prossimi giorni. Una stretta quanto mai necessaria se si pensa che soltanto nei primi otto mesi del 2021 sono state 772 le denunce di infortunio con esito mortale presentate all’Inail. «Ormai si fa concorrenza abbassando il costo del lavoro, che non è soltanto il salario ma tutto quello che ruota attorno – conclude il segretario generale Uil Lazio -.  Da qui la diffusione dei cosiddetti contratti pirata, firmati da sigle sindacali costituite ad hoc che non tutelano i lavoratori».

A denunciare un bilancio pesante che continua ad aggravarsi è anche Michele Azzola, segretario generale di Cgil Roma e Lazio, il quale indica come principali criticità l’azzeramento dei controlli, che invece «dovrebbero interessare sia le regole di sicurezza sia il funzionamento dei macchinari utilizzati»; l’assenza di una «formazione adeguata del personale prevista dalla Legge 626»; infine, la piaga della precarietà che «non consente al lavoratore di chiedere di lavorare in sicurezza per timore di perdere il posto». È così che «entrano in conflitto due diritti sacrosanti: il diritto al lavoro e quello alla sicurezza». Questo è particolarmente vero se si guarda il settore dell’edilizia dove «si aggiunge, tra gli altri, il problema della riforma delle pensioni – evidenzia Azzola -. Si continua a chiedere a lavoratori che hanno 60 anni di fare un lavoro estremamente pericoloso». Commentando il trend degli infortuni mortali, il segretario di Cgil Lazio sottolinea come si tratti di un «fenomeno radicato che è in continuo aumento già dai dati degli ultimi dieci anni». L’auspicio, dunque, è che «le associazioni imprenditoriali denuncino quello che sta succedendo, rendendosi così consapevoli di una strage che è inaccettabile per un Paese civile».

Vigilanza, prevenzione e controlli per la lotta al lavoro nero sono i temi prioritari anche per Attilio Vallocchia, segretario generale della Filca Cisl del Lazio, il quale ricorda come sia il settore dell’edilizia a pagare uno dei tributi peggiori. «Ciò che è legato alla sicurezza dei cantieri deve passare attraverso la formazione da parte dei nostri enti bilaterali – riferisce -. Dopo anni l’edilizia si è rimessa in moto grazie al superbonus 110% e ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma se il settore non viene governato rischiamo di trovarci di fronte ad altre tragedie».

5 ottobre 2021