Lavoro: Swg, tra gli italiani «cresce il bisogno di avere un posto fisso»

per il 49% degli intervistati «è fondamentale» riuscire ad ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Per il 39% è «importante, ma non prioritario», per il 5% è «poco importante»

Un contratto di lavoro stabile resta l’aspirazione degli italiani per i quali «cresce il bisogno di avere un posto fisso». È quanto emerge dallo speciale “Gli italiani e il lavoro” di “PoliticApp”, diffuso oggi, 24 luglio, da Swg. Secondo un sondaggio effettuato su un campione di 1.000 italiani maggiorenni, per il 49% degli intervistati «è fondamentale» riuscire ad ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Per il 39% è «importante, ma non prioritario», per il 5% è «poco importante» mentre per il 7% «non mi interessa un contratto a tempo indeterminato».

Rispetto alla possibilità di costruire
il futuro il 67% degli intervistati ritiene che sia più importante «cercare un lavoro stabile», dato in aumento del 6% rispetto al 2016. A pensarla in questo modo sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni (81%) e gli adulti tra i 45 e i 54 anni (73%) e tra i 55 e i 64 anni (70%). Solo per il 19% è importante «rischiare e fare una propria attività» per costruirsi il futuro. Chiamato ad indicare quale lavoro vorrebbe fare, in base reali competenze (attuali o in acquisizione), il 28% indica l’impiegato pubblico (+13% sul 2016).

Più basse le percentuali relative
a insegnante (12%), programmatore/esperto informatico (11%), esperto di comunicazione digitale/social marketing (11%), imprenditore (10%), manager/ dirigente d’impresa (10%), creativo in una società di comunicazione/designer (10%), bancario (9%), commerciante/artigiano con proprio negozio (8%), avvocato/medico/commercialista/notaio (8%), ricercatore universitario (8%), lavoratore di una cooperativa sociale/educativa (8%).

Gli italiani pensano poi che un aumento di circa il 10% degli stipendi dei lavoratori italiani darebbe slancio ai consumi interni e alla crescita economica. Né è convinto il 79% degli intervistati, tra i quali un 26% ritiene che lo slancio sarebbe “forte” (dato in aumento del 7% rispetto al 2016). Per il 14%, invece, l’aumento degli stipendi «non cambierebbe nulla».

 

24 luglio 2018