Le Acli per la pace in Palestina
L’associazione al flashmob davanti a Montecitorio per dire “Basta complicità, stop al genocidio” e chiedere un immediato cessate il fuoco. «Affamare la popolazione, sistema medievale»
“Basta complicità, stop al genocidio”. Questo lo slogan ha accompagnato il flashmob di questa mattina, 21 maggio, alle 11.30 davanti a Montecitorio. Un’iniziativa pubblica, per chiedere un immediato cessate il fuoco, nel giorno in cui la maggioranza parlamentare boccia la mozione unitaria di Pd, M5S e Avs e all’indomani della decisione dell’Italia di opporsi, in sede di Consiglio europeo dei ministri degli Esteri, alla revisione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele.
«È un sistema medioevale quello di affamare la popolazione. Possono anche non tirare le bombe, perché là dentro muoiono comunque: muoiono con le bombe, muoiono per mancanza di cure, per tecnologie mancanti». A parlare è il vice presidente nazionale delle Acli Italo Sandrini, cha ha partecipato al flashmob promosso da associazioni e attivisti, dopo aver preso parte nei giorni scorsi alla Carovana solidale che ha raggiunto il valico di Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza, per portare solidarietà concreta al popolo palestinese e denunciare l’inaccettabile inazione della comunità internazionale di fronte alla tragedia umanitaria in corso. Quella a Gaza «è una situazione che, assicuro, se state là 5 minuti, nessuno può più discutere se si fa o non si fa», commenta Sandrini, in riferimento all’intervento umanitario. «Bisogna farlo adesso, perché domani è già tardi», aggiunge.
La mobilitazione di questa mattina, legata alla campagna #StopComplicity e alla Carovana per Rafah, chiede un cessate il fuoco, corridoi umanitari sicuri e una presa di posizione chiara da parte dell’Italia e dell’Unione europea. In particolare «le Acli, insieme a molte altre realtà della società civile, continuano a chiedere che l’Italia e l’Unione europea interrompano ogni forma di sostegno diretto o indiretto all’occupazione e alla repressione, e si facciano promotrici di un processo di pace giusto e duraturo», si legge in una nota diffusa dall’associazione. «Non possiamo più accettare il silenzio – sono ancora le parole del vice presidente -. Affamare una popolazione, impedirle l’accesso a cure, acqua e beni essenziali è inaccettabile. Serve il coraggio della politica e della coscienza civile».
21 maggio 2025

