Le migrazioni, la società civile e il no a un’economia che «uccide»
Confronto a più voci al Centro Astalli. Il focus sul ruolo delle religioni. Albanese (diocesi di Roma): l’informazione, tra le principali forme di solidarietà. L’imam della Grande Moschea di Roma Akkad: lavorare insieme «per dare al fratello cibo, acqua ed energia»
Capovolgere la logica dell’io che si sta prepotentemente sostituendo alla cultura del noi, fatta di relazioni e responsabilità reciproche, può cambiare il destino dell’umanità. Il “noi” abbatte le disuguaglianze, genera solidarietà, alimenta la misericordia, crea fraternità. L’invito ad attuare una «conversione del cuore e della mente» è risuonato ieri sera, 14 marzo, durante un incontro di formazione promosso dal Centro Astalli, dedicato al tema “La crisi climatica tra guerre e mobilità umana: una lettura interreligiosa”. Nell’occasione è stato distribuito “Una nuova rotta di umanità”, raccolta di discorsi di Papa Francesco ai rifugiati del Centro Astalli e del JRS – con prefazione del superiore generale dei Gesuiti Arturo Sosa e introduzione del presidente del Centro Astalli Camillo Ripamonti -, pubblicato dal Centro per il decimo anniversario di pontificato.
Proprio pensando al Papa, al suo rapporto con i migranti, ai suoi appelli sul clima, padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali e dell’Ufficio per la cooperazione missionaria tra le Chiese della diocesi di Roma, ha affermato che in questo momento «Francesco è l’unico statista illuminato sul palcoscenico della storia». Per il comboniano, tra i maggiori esperti di questioni africane, «se oggi le diseguaglianze si acuiscono a dismisura è perché questa economia uccide. Il sistema economico attuale è contro i diritti umani e il diritto internazionale. Chi è nelle stanze dei bottoni deve farsi un esame di coscienza». Tra le principali forme di solidarietà, Albanese ha incluso l’informazione, non sempre attenta a quanto accade nelle “periferie del mondo”. Ha portato l’esempio del Kenya, «dove la situazione è drammatica, non piove, la gente patisce la fame e la crisi economica è gravissima», e del Malawi, nelle ultime ore devastato da inondazioni alle quali non è stato dato sufficiente risalto. Ha quindi parlato di organizzazioni ecumeniche attive in molti Paesi africani «per promuovere la pace, la giustizia, la solidarietà, il rispetto del creato e per difendere i diritti umani contro ogni forma di violenza. La società civile – ha detto – rappresenta di fatto il vivaio di nuove classi dirigenti. Dobbiamo investire su queste risorse umane».
L’imam della Grande Moschea di Roma Nader Akkad ha ricordato l’abbraccio tra Papa Francesco e il Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib in occasione della firma del documento sulla fratellanza umana. In quel gesto, ha spiegato, «c’è la risposta ai governanti che portano avanti la politica dei muri contrastando l’arrivo degli immigrati». Ha quindi esortato a lavorare insieme «per dare al fratello cibo, acqua ed energia». Dal giornalista Riccardo Cristiano l’esortazione a farsi animare «dall’inquietudine» e a non restare inerti «davanti a fatti che provocano un ulteriore aggravamento della situazione politica ed economica. Bisogna “agitarsi”, nel senso che bisogna tentare di rovesciare un ordine che non funziona più». Per il giurista Giovanni Maria Flick è doveroso «passare dalla società della chiusura a quella dell’apertura. Finché continueremo a discutere il problema dei migranti nell’ipocrisia degli accordi di Dublino non ne usciamo, basti pensare alle tragedie di questi giorni. Solo la solidarietà ci aiuterà ad andare avanti». L’incontro insomma, moderato da Vittoria Prisciandaro, dei periodici San Paolo, ha posto l’accento sulla necessità di un impegno comune «per uscire dalla cultura dello scarto – ha detto padre Camillo Ripamonti -. Un impegno per una cittadinanza piena e non, come sempre più si fa, una cittadinanza identitaria che esclude invece che includere. Le religioni in questo sono vie fondamentali, ma solo se agiscono in un clima di fraternità».
15 marzo 2023

