Le periferie nel cuore del pontificato di Francesco
L’approccio ancorato alla «teologia della tenerezza», dalla prima Messa con i cardinali nella Sistina fino alla scelta di dislocare alcune liturgie papali in luoghi diversi. L’attenzione a detenuti e migranti
Tratto distintivo del pontificato di Francesco è stato la costante attenzione alle “periferie”, intese non solo come luoghi geograficamente remoti, ma soprattutto come condizioni esistenziali di marginalità sociale e abbandono. Francesco, il Papa venuto «quasi dalla fine del mondo», rese chiaro fin da subito che il suo sarebbe stato un pontificato diverso, con un approccio nuovo, ancorato alla «teologia della tenerezza».
Il 14 marzo 2013, nella prima omelia durante la Messa con i cardinali nella Cappella Sistina, esortò la Chiesa a «camminare, edificare e confessare». Parole che indicavano la direzione di un papato che avrebbe puntato all’inclusione dei più deboli, facendosi profeta di comunione. Pochi giorni dopo, nella Messa Crismale celebrata il 28 marzo 2013, sottolineò l’importanza per i sacerdoti e per tutta la Chiesa di distaccarsi dalle proprie comodità, di andare «nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni».
Bergoglio mise in pratica le sue parole fin da subito ridefinendo, in molte circostanze, i riti tradizionali dislocando alcune liturgie papali in luoghi diversi dalle basiliche di San Pietro e di San Giovanni in Laterano, come le carceri. Ed è stato proprio in un penitenziario romano, nella casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, che, per la prima volta nella storia, ha aperto una Porta Santa in occasione del Giubileo ordinario della Chiesa cattolica del 2025.
I detenuti sono sempre stati nel cuore di Bergoglio. Già quando era un giovane prete a Buenos Aires celebrava Messa nelle carceri. «Mi domando: perché lui e non io?», ha detto spesso. Una cura che non è mancata quando è diventato Papa. Ad appena 15 giorni dalla sua elezione volle celebrare la Messa in Coena Domini nell’Istituto penale per minori di Casal del Marmo di Roma il Giovedì Santo 2013, con il rito della lavanda dei piedi a 10 ragazzi e 2 ragazze di nazionalità e confessioni diverse.
Un segno di attenzione verso i più bisognosi ed emarginati che apportò una rilevante novità ai riti del Triduo pasquale. Tradizione portata avanti nella celebrazione del 2014 con i ragazzi della Fondazione Don Carlo Gnocchi al Centro Santa Maria della Provvidenza. L’anno successivo si recò al Nuovo Complesso di Rebibbia e, nel 2016, al Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto. Nel 2017, visitò la Casa di reclusione di Paliano; nel 2018, Regina Coeli a Roma; nel 2019, la Casa Circondariale di Velletri. Nel 2020 e nel 2021 celebrò a San Pietro a causa delle restrizioni per la pandemia. Nel 2022, Bergoglio lavò i piedi ai detenuti del Nuovo Complesso di Civitavecchia. Nel 2023 ritornò a Casal del Marmo e il 28 marzo 2024 visitò in forma privata la Casa circondariale femminile di Rebibbia.
Anche la festa del Corpus Domini, tradizionalmente celebrata a San Giovanni in Laterano, subì una variazione. Nel 2018 Francesco decise di recarsi a Casal Bertone e l’anno successivo a Ostia, dimostrando ancora una volta la sua predilezione per i luoghi lontani dal centro.
Per il suo primo viaggio fuori dal Vaticano, l’8 luglio 2013, si recò a Lampedusa. Quattro mesi dopo la sua elezione scelse la piccola isola del Mediterraneo, diventato «un freddo cimitero senza lapidi», per rendere omaggio alle migliaia di migranti che avevano perso la vita nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa. Dopo aver gettato in mare una corona di fiori, Francesco denunciò la «globalizzazione dell’indifferenza» che, a suo dire, anestetizza le coscienze difronte a tali tragedie.
Bergoglio ha inoltre dedicato una parte significativa del suo pontificato a visitare i Paesi più remoti e bisognosi, portando il suo messaggio di speranza e misericordia. Nel luglio 2013, il primo viaggio all’estero, in Brasile, in occasione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro – già fissato dal predecessore Benedetto XVI -, Papa Francesco si recò nella favela di Varginha esortando i residenti a non scoraggiarsi mai, a non perdere la fiducia, a non lasciare spegnere la speranza e a costruire una società più giusta.
Dal 12 al 19 gennaio 2015 effettuò il viaggio apostolico in Sri Lanka e nelle Filippine. Si recò a Tacloban, città devastata dal tifone Yolanda nel 2013. Nonostante il maltempo, celebrò la Messa sotto la pioggia, offrendo conforto e solidarietà ai sopravvissuti. La sua determinazione di restare al fianco dei fedeli, anche sotto le intemperie, richiamò alla mente un episodio simile vissuto da Papa Benedetto XVI durante la Giornata mondiale della gioventù a Madrid.
Oltre alle periferie geografiche, Francesco ha sempre mostrato una particolare attenzione per le periferie esistenziali visitando ospedali, case di cura, centri per malati terminali, pranzando con i senza fissa dimora per i quali volle il servizio docce e barberia in Vaticano, sotto al colonnato. Durante il Giubileo straordinario della Misericordia istituì i “Venerdì della Misericordia”, con visite a sorpresa, lontane dal clamore mediatico, in comunità terapeutiche, centri di accoglienza, case famiglia. Il 4 ottobre 2016, a poco più di un mese dal devastante terremoto in Centro Italia, si recò inaspettatamente ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.
21 aprile 2025

