Le “Scomode verità” di Mike Leigh

Nell’intensa regia forse il segreto di un titolo un po’ misterioso un po’ fin troppo scoperto. Un ritratto femminile difficile, dolente e doloroso. Specchio di una contemporaneità dalla salute incerta

A Londra oggi, Patsy e Chantelle sono due sorelle dai caratteri opposti e difficilmente conciliabili. Soprattutto Patsy, la maggiore, è soggetta a frequenti scenate di nervosismo… Comincia come un piccolo, anonimo quadro familiare il nuovo film di Mike Leigh, Scomode verità, nelle sale italiane. Siamo in un quartiere popolare di Londra e gli inquilini sono persone dal volto all’apparenza sereno che però in realtà, dietro una facciata tranquilla, nasconde carenze affettive e di equilibrio.

Patsy è una signora non più giovane, una cinquantenne che si è rassegnata a trascorrere la giornata nelle poche stanze di casa. Vivono con lei il marito Curtley, che ha un’impresa edile, e il figlio ormai maggiorenne Moses, in attesa di fare la scelta giusta nella vita. Chiusa in uno spazio ristretto e in poche altre occasioni di socializzazione, Patsy è pronta ad esplodere in una rabbia fin troppo a lungo repressa e nascosta. Due momenti in particolare: Patsy e Chantelle si ritrovano per andare al cimitero in visita alla mamma e, nel ricordo di lei, si apre un forte, durissimo contrasto; e poi un altro momento, ancora più sguaiato e inutile: la lite con una commessa di supermercato che comincia senza motivo e sfocia in uno scambio di improperi.

Forse il segreto del titolo, un po’ misterioso un po’ fin troppo scoperto, risiede proprio nella intensa regia di Leigh. Nato a Manchester nel 1943, Leigh realizza il primo lungometraggio nel 1971 ma la sua vera carriera prende il via con Belle speranze (1988). Il successo internazionale di quel film allarga decisamente gli orizzonti del regista. Tra la quindicina di titoli, dal 1990 ad oggi, alcuni hanno segnato il cinema europeo e contribuito a segnalarlo per originalità di temi e forza espressiva: Segreti e bugie (1996); Topsy Turvy Sottosopra (1999); Il segreto di Vera Drake (Leone d’oro a Venezia 2004); Another year (2010).

Nell’arco di una carriera ormai più che quarantennale, Leigh ha confermato di preferire racconti di matrice sociale e intimista, in ciò distinguendosi dall’altro suo conterraneo, Ken Loach, che quasi nello stesso arco temporale ha regalato al cinema inglese una serie di titoli più orientati sul versante politico, senza nascondere una forte carica ideologica. In Scomode verità Leigh ci regala il ritratto dolente e doloroso di una donna che, quando i nervi cedono, deborda in un risentimento che scarica tutto su chi le è vicino: senza controllo, senza ritegno. Il mondo le si rivolta contro, le colpe si uniscono ad altre colpe e ogni scusa è buona per alzare la voce e trattare male nucleo familiare e conoscenti. Un ritratto femminile difficile, risolto in modo credibile grazie all’interpretazione di Marianne Jean-Baptiste, capace di tenere a freno eccessi e momenti sopra le righe. Una gran bella prova in un film di forte drammaticità. Specchio di una contemporaneità dalla salute esile e incerta.