Le “suorine” di Pineta Sacchetti, missionarie tra le povertà di Roma

Le Suore di Carità dell’Assunzione impegnate nell’assistenza infermieristica, con le famiglie in difficoltà, nel sostegno ai minori. Anche grazie ai fondi dell’8xmille

In via Prospero Santacroce 9, zona Boccea-Pineta Sacchetti, quasi nascosto tra palazzine di quattro o cinque piani, al termine di un lungo vialetto c’è un villino, interrato rispetto al piano stradale. Dall’esterno può apparire una villetta come tante ma al suo interno si opera per “generare un popolo a Dio”. È la sede romana dell’istituto Suore di Carità dell’Assunzione, congregazione fondata nel 1865 da padre Etienne Pernet, assunzionista, e “rianimata” verso la fine del secolo scorso dall’incontro con don Luigi Giussani, nominato cofondatore nel 2005. Una congregazione cara anche a Papa Francesco, che ha conosciuto le “suorine”, come sono chiamate nei quartieri in cui vivono, a Buenos Aires. Nella prefazione del libro “Il Vangelo guancia a guancia. Vita di padre Pernet” di Paola Bergamini, Bergoglio le definisce «angeli silenziosi che entrano nelle case di chi ha bisogno» e cita Antonia, giovane novizia che lo tenne tra le braccia poche ore dopo la nascita.

logo 8xmille 2021Amare il prossimo abitando la sua povertà, vulnerabilità, fragilità perché lui è amato da Cristo, è il carisma della congregazione, la cui missione si traduce nell’intervenire lì dove c’è bisogno di assistenza, da quella infermieristica domiciliare a quella socio-culturale. Un servizio a 360° che si reinventa in base alle esigenze “dell’oggi”, anche in tempo di pandemia, reso possibile soprattutto grazie ai fondi dell’8xmille. Nel convento di via Prospero Santacroce, operativo dal 2004, abitano 12 religiose, tre delle quali sono infermiere. La giornata tipo inizia con la celebrazione della Messa e la recita delle Lodi, poi «si parte per la missione. Ogni attività quotidiana è offerta per la missione affinché si veda il Regno di Dio sulla terra», spiega suor Donata Motta, superiora della casa. Come tutte le religiose della congregazione, porta al collo un medaglione con il motto dell’Istituto che è proprio “Adveniat Regnum Tuum per Mariam – Venga il Tuo Regno attraverso Maria”.

I nuclei familiari assistiti in un anno sono circa 190, per lo più stranieri provenienti da varie parti del mondo e residenti tra Boccea, Primavalle, Montespaccato, Casalotti e Val Cannuta. «Con tutti condividiamo la vita cercando di risolvere i problemi che si presentano ma non elargiamo aiuti economici o pacchi viveri, per i quali ci sono gli enti preposti», specifica suor Donata. Gli adulti sono aiutati a integrarsi nella società anche con corsi per imparare l’italiano, nel disbrigo di pratiche burocratiche e nell’inserimento scolastico dei figli. I minori sono complessivamente 110 e in base alle esigenze familiari vengono accompagnati a scuola, in terapia, accuditi durante il giorno e in casi del tutto eccezionale assistiti anche la notte. Per questo in tanti hanno ribattezzato il convento “domicilio ausiliario”. I fondi dell’8xmille sono stati utilizzati, ad esempio, per l’acquisto di auto per accompagnare i bambini, «per raggiungere casa degli ammalati, per portarli alle visite mediche e fare il vaccino, per sostenere le spese di terapie urgenti laddove le liste di attesa alle Asl sono lunghissime», dice suor Beatrice Roccato, infermiera, la cui missione non è stata interrotta neanche dal lockdown. «Si è valutato caso per caso – prosegue -. Con le dovute precauzioni, si è cercato di andare nei domicili di chi non aveva altra assistenza o versava in gravi condizioni di salute. La nostra missione è anche quella di accompagnare il malato fino al momento della morte».

Oltre sessanta i minori, tra alunni delle elementari e studenti delle medie, che frequentano il Centro aiuto allo studio. Anche questa è un’attività che nel pieno dell’emergenza sanitaria si è dovuta riorganizzare. «I piccoli non potevano essere lasciati soli alle prese con la dad – afferma suor Donata -. Molte famiglie vivono in piccoli spazi, non hanno supporti informatici e non comprendono l’italiano». In convento sono quindi state allestite piccole “isole” studio con divisori in plexiglas, è stata potenziata la rete internet, acquistati computer e tablet (alcuni dei quali sono stati dati in comodato d’uso).

Sostenute dall’associazione Filippo Neri e dalla Cooperativa Nicodemo, le suore di Carità dell’Assunzione hanno stretti rapporti con le Asl, le scuole, la Caritas, i medici di famiglia, gli assistenti sociali. «Ci sono situazioni talmente delicate in cui è necessario affidare i bambini ad altre famiglie – spiega suor Barbara Limonta -. Noi rimaniamo il filo di collegamento tra la famiglia di origine e quella affidataria, accompagnando e supervisionando gli incontri dei bambini con i genitori biologici». Non mancano le gite, le giornate al mare o in piscina, il presepe vivente curato nei dettagli. Suor Donata, suor Beatrice e suor Barbara confessano di provare sempre molta gioia quando constatano «il clima di accoglienza che si è creato tra famiglie di nazionalità e religioni diverse. L’accoglienza nel bisogno – dicono – abbatte ogni muro e brucia i pregiudizi». I rapporti instaurati tra “suorine” e assistiti rimangono solidi «per tutta la vita». Non di rado tra i ragazzi del Servizio civile capita di incontrare ex bambini che per anni hanno frequentato il convento.

7 giugno 2021