Leone XIV alla città: «Per voi e con voi sono romano»

Diretto alla basilica lateranense per la presa di possesso della Cattedra di vescovo di Roma, il Papa si è fermato in piazza dell’Ara Coeli per ricevere l’omaggio del sindaco Gualtieri e con lui di tutta la Capitale. Il primo cittadino: «Missioni importanti da affrontare insieme». A cominciare dal Giubileo

La Chiesa di Roma è disponibile a collaborare con l’amministrazione comunale per il bene della città e dei suoi cittadini e auspica che la Capitale, oltre al suo patrimonio storico e culturale, «si distingua sempre anche per quei valori di umanità e civiltà», ispirandosi al Vangelo. Nel tragitto dal Vaticano alla basilica di San Giovanni in Laterano per la celebrazione eucaristica e l’insediamento sulla Cathedra romana, Papa Leone XIV ha effettuato una sosta in piazza d’Ara Coeli, ai piedi della scalinata del Campidoglio, per ricevere l’omaggio del sindaco Roberto Gualtieri e della città intera.

È stato il primo incontro ufficiale tra il primo cittadino e Papa Prevost, arrivato alle 16.02 e accolto da numerosi fedeli, assiepati dietro le transenne e sulla scalinata della basilica, oltre che dagli squilli di tromba dei trombettieri di Vitorchiano in abiti tipici. Nel suo breve saluto il pontefice ha affermato di sentire «la grave ma appassionante responsabilità di servire» la diocesi di Roma in «tutte le sue membra, avendo a cuore anzitutto la fede del popolo di Dio, e quindi il bene comune della società». Da qui il richiamo a essere «collaboratori, ciascuno nel proprio ambito istituzionale».

L’8 maggio, subito dopo la sua elezione, affacciato dalla loggia delle benedizioni, Leone ha detto ai fedeli di essere «con loro cristiano e per loro vescovo». Oggi ai romani ha detto: «Per voi e con voi sono romano», guadagnandosi l’applauso dei fedeli. Promuovere la carità, favorire l’educazione dei giovani, potenziare l’attenzione ai più fragili, valorizzare le arti «sono espressioni di quella cura per la dignità umana che in ogni tempo dobbiamo sostenere – le parole del Papa -, specialmente verso i piccoli, i deboli e i poveri». Zelo che nell’anno giubilare «si estende ai pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, e si avvale anche dell’impegno profuso dall’amministrazione capitolina».

Sulla facciata del Palazzo senatorio sventolavano le bandiere dell’Europa, dell’Italia, dello Stato della Città del Vaticano e della città di Roma mentre il sindaco ricordava che «il legame tra la dimensione universale della Chiesa e Roma ha nutrito nei secoli questa città, generando cultura, civiltà, relazioni. L’ha arricchita di bellezza, di valori etici e, anche, di comuni responsabilità» in primo luogo quello per la pace, «la più forte vocazione universale di Roma». Amministrazione e Chiesa hanno ora «missioni importanti da affrontare insieme», ha continuato il primo cittadino, a partire «dall’impegno comune per la serena prosecuzione del Giubileo».

Per quello dei giovani che si terrà dal 28 luglio al 3 agosto la città è pronta «ad accogliere a braccia aperte la moltitudine di ragazze e ragazzi» che arriveranno da tutto il mondo, ha assicurato Gualtieri, sottolineando che «una delle missioni cruciali di quest’epoca riguarda proprio le aspettative dei più giovani». Ha quindi ribadito l’attenzione ai fragili e l’impegno a «governare i tumultuosi cambiamenti legati alle grandi rivoluzioni in atto, a partire dall’irruzione nelle nostre vite della tecnologia e dell’intelligenza artificiale» in collaborazione con la Chiesa. Raccogliendo l’eredità di Papa Francesco si è infine impegnato ad accompagnare il Papa «per contribuire ad affermare il paradigma di una nuova politica, di nuove relazioni tra popoli e Stati, di un miglioramento del modello sociale».

Papa Leone XIV ha quindi impartito la benedizione e ha lasciato la piazza diretto alla basilica di San Giovanni in Laterano. Per i fedeli «è stata una grande e inaspettata emozione», dice Gina che non sapeva nulla che il Papa avrebbe fatto sosta in Campidoglio. Approfittando della bella giornata stava passeggiando con il marito. «Attratti dalle tante persone ferme dietro alle transenne ci siamo informati e siamo rimasti in attesa», afferma. Esperienza simile vissuta da Rosa, studentessa fuori sede che al telefono urla alla mamma: «Non puoi immaginare chi ho visto da vicino!». Per Luigi è stato davvero bello e commovente ascoltare il Papa dire «di sentirsi romano con noi e per noi».

Giovanni Paolo I fu l’ultimo pontefice a fermarsi qualche minuto ai piedi del colle capitolino mentre si recava nella basilica lateranense. Era il 23 settembre 1978 e Papa Luciani fu accolto dall’allora sindaco Giulio Carlo Argan. Nei secoli passati era invece una consuetudine. Era definita “cavalcata papale” o “cavalcata del possesso” registrata negli Ordines Romani, raccolte liturgiche medievali che riportano tutti i dettagli delle cerimonie religiose e dei rituali della Chiesa. Lasciato il Vaticano il Papa percorreva la Via Papalis (o via Papae) sostando in Campidoglio. Un tragitto più o meno simile a quello percorso dal corteo funebre che ha condotto il feretro di Papa Francesco dal Vaticano a Santa Maria Maggiore. Dei «grandiosi cortei» che passavano «innanzi al Campidoglio magnificamente ornato» parlò anche Papa Giovanni XXIII il 23 novembre 1958 in occasione della presa di possesso della basilica. Ricordò che erano composti da «dodici alfieri con altrettanti vessilli», gruppi di dignitari laici, cantori, dignitari ecclesiastici, vescovi, arcivescovi, cardinali, infine il Papa. Pio IX, invece, in occasione di una visita nella basilica dell’Ara Coeli, fece una breve sosta in piazza del Campidoglio il 16 settembre 1870, quattro giorni prima della Breccia di Porta Pia.

La prima visita ufficiale di un pontefice in Campidoglio risale invece a sabato 16 aprile 1966. Fu Papa Paolo VI il primo a varcare la soglia del Palazzo Senatorio. Il 15 gennaio 1998 fu la volta di Giovanni Paolo II. Visite che «testimoniano l’affetto e la stima che i successori di Pietro, pastori della comunità cattolica romana e della Chiesa universale, nutrono da sempre nei confronti di Roma, centro della civiltà latina e cristiana», come disse Papa Benedetto XVI il 9 marzo 2009 nell’aula Giulio Cesare. Aula nella quale Papa Francesco è stato due volte: il 26 marzo 2019, quando ammonì che Roma doveva essere «città dei ponti, mai dei muri», e poco meno di un anno fa, il 10 giugno 2024. Sul colle capitolino Bergoglio era salito anche il 20 ottobre 2020, in piena pandemia, per partecipare all’incontro interreligioso per la pace nello spirito di Assisi promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in piazza del Campidoglio.

25 maggio 2025