Leone XIV: «Impiegherò ogni sforzo perché la pace si diffonda»
Dedicata alle Chiese orientali la prima udienza giubilare di Papa Prevost. «Dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, quanta violenza! I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo!»
«Cristo è risorto. È veramente risorto!». Si è aperta con le parole che l’Oriente cristiano «non si stanza di ripetere» nel tempo di Pasqua la prima udienza giubilare di Papa Leone XIV, ai partecipanti al Giubileo delle Chiese orientali, questa mattina, 14 maggio, in Aula Paolo VI. «Siete preziosi», è l’indirizzo di omaggio che ha accompagnato il benvenuto del pontefice. «Guardando a voi – ha detto -, penso alla varietà delle vostre provenienze, alla storia gloriosa e alle aspre sofferenze che molte vostre comunità hanno patito o patiscono». E ha ribadito le parole di Francesco sulle Chiese orientali: «Sono Chiese che vanno amate: custodiscono tradizioni spirituali e sapienziali uniche, e hanno tanto da dirci sulla vita cristiana, sulla sinodalità e sulla liturgia; pensiamo ai padri antichi, ai Concili, al monachesimo: tesori inestimabili per la Chiesa».
L’altro riferimento, nelle parole del pontefice, è Leone XIII, che nell’Orientalium dignitas «per primo dedicò uno specifico documento alla dignità delle vostre Chiese, data anzitutto dal fatto che “l’opera della redenzione umana iniziò nell’Oriente”», affermando – «oltre un secolo fa» – che «la conservazione dei riti orientali è più importante di quanto si creda». Per il Papa che ne ha ereditato il nome, si tratta di «una preoccupazione molto attuale», specie in riferimento al rischio che nel tempo della “diaspora”, in cui «tanti fratelli e sorelle orientali costretti a fuggire dai loro territori di origine a causa di guerra e persecuzioni, di instabilità e povertà» arrivano in Occidente possano perdere, «oltre alla patria, anche la propria identità religiosa».
Leone XIV ne è convinto: «Avete un ruolo unico e privilegiato, in quanto contesto originario della Chiesa nascente», l’omaggio alle Chiese orientali, sulla scorta di Giovanni Paolo II. Di qui l’appello a «custodire e promuovere l’Oriente cristiano, soprattutto nella diaspora; qui, oltre ad erigere, dove possibile e opportuno, delle circoscrizioni orientali, occorre sensibilizzare i latini. In questo senso – ha aggiunto – chiedo al dicastero per le Chiese Orientali, che ringrazio per il suo lavoro, di aiutarmi a definire principi, norme, linee-guida attraverso cui i Pastori latini possano concretamente sostenere i cattolici orientali della diaspora e a preservare le loro tradizioni viventi e ad arricchire con la loro specificità il contesto in cui vivono».
Ancora: «La Chiesa ha bisogno di voi. Quanto è grande l’apporto che può darci oggi l’Oriente cristiano! Quanto bisogno abbiamo di recuperare il senso del mistero, così vivo nelle vostre liturgie, che coinvolgono la persona umana nella sua totalità, cantano la bellezza della salvezza e suscitano lo stupore per la grandezza divina che abbraccia la piccolezza umana!». E «quanto è importante riscoprire, anche nell’Occidente cristiano, il senso del primato di Dio, il valore della mistagogia, dell’intercessione incessante, della penitenza, del digiuno, del pianto per i peccati propri e dell’intera umanità (penthos), così tipici delle spiritualità orientali! Perciò è fondamentale custodire le vostre tradizioni senza annacquarle, magari per praticità e comodità, così che non vengano corrotte da uno spirito consumistico e utilitarista».
In questo contesto, per il pontefice, «le vostre spiritualità, antiche e sempre nuove, sono medicinali». In esse «il senso drammatico della miseria umana si fonde con lo stupore per la misericordia divina. È un dono da chiedere – ha aggiunto – quello di saper vedere la certezza della Pasqua in ogni travaglio della vita e di non perderci d’animo». E allora «chi, più di voi, può cantare parole di speranza nell’abisso della violenza? Chi più di voi, che conoscete da vicino gli orrori della guerra, tanto che Papa Francesco chiamò le vostre Chiese “martiriali”?». Lo sguardo del pastore si è allargato quindi al dolore del mondo: «Dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, dal Medio Oriente al Tigray e al Caucaso, quanta violenza!», ha denunciato. «E su tutto questo orrore, sui massacri di tante giovani vite, che dovrebbero provocare sdegno, perché, in nome della conquista militare, a morire sono le persone, si staglia un appello: non tanto quello del Papa, ma di Cristo, che ripete: “Pace a voi!”» (Gv 20,19.21.26). E specifica: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”».
L’invito allora è a pregare per la pace di Cristo, che «non è il silenzio tombale dopo il conflitto, non è il risultato della sopraffazione, ma è un dono che guarda alle persone e ne riattiva la vita». È «riconciliazione, perdono, coraggio di voltare pagina e ricominciare. Perché questa pace si diffonda – ha aggiunto -, io impiegherò ogni sforzo». Papa Leone ha assicurato che «la Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo!», l’appello. La guerra «non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano – è la tesi del pontefice -, perché passerà alla storia chi seminerà pace, non chi mieterà vittime; perché gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi», ha esortato.
Il Papa lo ha ribadito con forza: «La Chiesa non si stancherà di ripetere: tacciano le armi». Quindi ha ringraziato «quanti nel silenzio, nella preghiera, nell’offerta cuciono trame di pace; e i cristiani – orientali e latini – che, specialmente in Medio Oriente, perseverano e resistono nelle loro terre, più forti della tentazione di abbandonarle. Ai cristiani va data la possibilità, non solo a parole, di rimanere nelle loro terre con tutti i diritti necessari per un’esistenza sicura. Vi prego, ci si impegni per questo!», l’altro appello del pontefice.
Da ultimo, il suo grazie ai «fratelli e sorelle dell’Oriente, da cui è sorto Gesù, il Sole di giustizia, per essere “luci del mondo”. Continuate a brillare per fede, speranza e carità, e per null’altro – l’esortazione. Le vostre Chiese siano di esempio, e i Pastori promuovano con rettitudine la comunione, soprattutto nei Sinodi dei vescovi, perché siano luoghi di collegialità e di corresponsabilità autentica». In concreto, «si curi la trasparenza nella gestione dei beni, si dia testimonianza di dedizione umile e totale al santo popolo di Dio, senza attaccamenti agli onori, ai poteri del mondo e alla propria immagine», l’indicazione offerta dal pontefice, secondo il quale «lo splendore dell’Oriente cristiano domanda, oggi più che mai, libertà da ogni dipendenza mondana e da ogni tendenza contraria alla comunione, per essere fedeli nell’obbedienza e nella testimonianza evangeliche».
14 maggio 2025

